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sábado, 12 de mayo de 2012

La triste suerte de los àrboles muy utiles: el caso del Palo de Mora

Puede llegar a medir el árbol PALO DE MORA mas de treinta metros de alto con un diámetro optimo de 50 cm. Necesita para llegar a esa plenitud por lo menos treinta años pero, con suerte, puede prolongar su existencia hasta mas de diez décadas en cuyo ínterin embellece el paisaje, oxigena la atmósfera. Su nombre científico Chlorophora tinctoria (L), de la familia Moraceae. Grandes extensiones de esta planta ocupaban los territorios comprendidos entre los Llanos Altos Centrales y toda la Cordillera de la Costa de Venezuela, hasta 600 metros sobre el nivel del mar.
Su riqueza intrínseca consiste en: a) de manera muy resistente a la intemperie, dura; de larga duración dentro del agua; propia para los trabajos de ebanistería por su buena respuesta al pulimento, para los trabajos de ebanistería por su buena respuesta al pulimento, para la carpintería en general, la industria naval. B) Contiene un abundante látex o resina de donde se obtienen dos poderosos colorantes conocidos en la industria química con los nombres de “morina” y “maclurina” usados para teñir lana, seda, cueros, nylon. c) De la corteza del tallo se extrae una estopa gomosa utilizada en el calafateo de buques. D) Los frutos altamente nutritivos en fructuosa, vitamina C, de rico sabor, exquisito complemento de la dieta de los niños campesinos.
Pues bien, estas bondades naturales del PALO DE MORA incitaron a la avaricia de los asaltantes del bosque, lo cual se tradujo en su casi extinción de este bello habitante de la selva. Su condición de árbol silvestre desapareció; hoy solo se observan en parques, avenidas, en jardines de residencias particulares.
Muy poco se sabe, de la explotación forestal que vivió Venezuela, de manera muy agresiva desde la primera etapa de la Colonia hasta finales del siglo XIX. Europa, y en especial Alemania, Inglaterra y España, buena parte de sus muebles y construcciones de esa época, fueron hechas con madera venezolana.
Por nuestro principal puerto, La Guaira, barcos especiales para la transportación de rolas de madera hacían interminables colas para cargarse con nuestros árboles madereros.
Interesante por cierto el enfoque alemán: ellos no tumban sus bosques, son intocables. Ellos tumban los bosques de los demás.
Ya el botánico Henri Pittier advertía, en 1926, la brutal explotación del PALO DE MORA. Escribe en la primera edición de su Manual de las plantas usuales de Venezuela (Caracas, List. del Comercio, 1926. p. 324): “Por los años de 1870 hasta 1890 hubo una gran exportación de esta madera de Venezuela, a tal extremo que hoy día son escasos los árboles de buen tamaño en los distritos próximos a los puertos de embarque.”. [Acotación de los redactores: La distancia entre el puerto de Cumana –extremo oriental norte del país y el puerto de Maracaibo –extremo occidental norte-, y entre esta línea costera los importantes puertos de La Guaira y Puerto Cabello, valga informar: todo la Cordillera de la Costa mas todos los Altos Llanos Centrales, aproximadamente el 30% del territorio de esta Nación].
Por su parte el botánico Jesús Hoyos, cual una manera de salvar este digno representante de la flora nacional, recomienda en su ùltisimo libro Frutales en Venezuela (Caracas, Sociedad de Ciencias Naturales La Salle, 1994. p. 351) lo siguiente: “Se puede usar como árbol de reforestación en las zonas calidas del país. Ello contribuiría, además, al fomento de la fauna silvestre.” Azul Ambientalistas se solidariza con esta recomendación del Dr. Jesús Hoyos, mas la tarea es a todas luces mayúscula, significa un patriótico reto para las dependencias responsables de la conservación de la flora y de la fauna del Estado venezolano. Pero ¿existen esas dependencias, habría interés en ello?.
Ya es el tiempo de escribir la otra historia, la que narre los saqueos de nuestros bosques ancestrales, de nuestra fauna. Las venas abiertas que dejaron "los conquistadores" en el Continente Verde, tal como lo llamo hace 212 años Alejandro Humboldt, cuando descubrió nuestra extraordinaria naturaleza.

viernes, 11 de mayo de 2012

Dieci idee per il glossario ambientale dell’America Latina

L’analisi e le proposte alle preoccupazioni ambientali del subcontinente latino-americano, poco o nulla contribuiscono alla loro soluzione. Tutto questo, a causa del discorso ecologico e ambientale, costruito da un approccio di altre realtà ambientali.
Mi avvalo di una analogia musicale, per confrontare queste realtà latino-americana in diversi settori. Questo è il caso della teoria musicale per la creazione di ritmi composti, per interpretare i ritmi latini, folk, Caraibici e Africani. La musica fino alla metà del secolo XIX, non poteva che scriversi, sul concetto di ritmo binario (2/4, 4/4) che vengono utilizzati in marce militari o ternari (3/4) che sono utilizzati in valzer Viennesi, tra gli altri.
Data l’incapacità di scrivere, in queste categorie binarie e ternarie questi ritmi latini e/o africani, sono stati ripensati e sono stati creati i ritmi composti (5/8, 6/8, 7/8, 10/8, 11/8 … 17/8), che non è oltre che la somma o combinazione di diversi modi di ritmi binari e ternari, e d’allora è che hanno imparato a conoscere i nostri ritmi in tutto il mondo. Lo stesso accade quando si cerca di analizzare la realtà ambientale in America Latina partendo dai “ritmi marziali viennese”.
Nell’interesse di contribuire alla costruzione di concetti che permettono di dare un supporto teorico linguistico al discorso ambientale latino-americano e per potere cosí sviluppare gli strumenti di analisi necessari per la diagnosi e la ricerca di Ecosoluzioni, lascio alla discrezione del lettore, dieci concetti per il nuovo glossario ambientale.
Ecco i dieci concetti:
Ambientalista Azurro: Denominazione tecnica del colore del pianeta Terra vista dallo spazio. Ecosoluzione: strategie per affrontare con successo le azioni per proteggere le specie e il recupero di spazi distrutti. Crescita responsabile: è la capacità dei popoli amerindi, africani e asiatici per soddisfare le loro esigenze di consumo, da una visione biogenerazionale. Biogenerazione: è il diritto naturale che hanno tutte le specie di alungare la loro esistenza futura nelle stesse condizioni che hanno nel presente. Crescita Responsabile Biogenerazionale: È La capacità dei popoli amerindi, africani e asiatici per soddisfare le loro esigenze di consumo senza compromettere il futuro di tutte le specie che interagiscono in queste comunità. Questo concetto nasce in contrasto con il concetto di Sviluppo Sostenibile creati dai pensatori dei paesi sviluppati per esprimere il loro bisogno di controllare il loro consumo, con lo scopo di garantire alle sue future generazioni di continuare a sfruttare la stessa ricchezza e le risorse che attualmente ottengono dai territori dell’America Latina, Africa e Asia. Iberoambientalisti: I cittadini di lingua spagnola che difendono i diritti naturali, presenti e futuri di tutte le specie che abitano il pianeta. Latinoambientalisti: I cittadini di subcontinente latino-americano che difendono i diritti naturali, presenti e futuri di tutte le specie che interagiscono nella loro comunità o ecosistema. 8. Atmosfere intervenute: sono le alterazioni che si verificano nell’atmosfera del continente latino-americano a causa delle emissioni eccessive e continuo tossiche prodotte nelle loro città. Mexatmosfera: È l’intervento più aggressivo dell’atmosfera che ha il subcontinente americano in una città. Città del Messico, per la sua condizione geografica di valle intrappolati tra le montagna, ha un inquinamento fotochimico che colpisce il 80% della popolazione, con livelli di ozono sopra 0,30 ppm con particelle in sospensione di 10 micron. Desertificazione Amazonica: Processo di desertificazione senza precedenti che si verifica in Amazzonia a causa della predazione, la deforestazione, la biopirateria e l’incendio di alberi. L’Amazzonia è il polmone del mondo, con la più grande foresta pluviale, il fiume più lungo, il flusso d’acqua potabile più grande del mondo e la più grande diversità di fauna e flora. L’impatto della desertificazione dell’Amazzonia è molto più che la generazione di terre secche e aride. E il più grande crimine generazionale della vita planetaria.
Lenin Cardozo | ANCA24 - Hugo E. Méndez U. | ANCA24 Italia

Il linguaggio del secolo XXI, Il linguaggio ambientalista

La questione è diventata più complessa in modo che i diversi saperi sono costretti a convergere, per dare vie di uscite, risposte ad una unica preocupazione, che è quella di salvare il pianeta. Portando così alla costruzione di un nuovo linguaggio, il nuovo linguaggio della scienza, il linguaggio ambientalista. Discipline quali la biologia, botanica, zoologia, ecologia, tassonomia, geografia, geologia, astronomia, oceanografia, meteorologia, idrologia, medicina, antropologia, sociologia, filosofia, tra le altre, si sono riunite per parlare il linguaggio del secolo XXI. La sfida è quella di impararla, di trasferirla, insegnarla, a diventare missionari di questa nuova lingua, fare di questa causa un ministero, un apsotolato e predicare, con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione, la profondità di ciascuna delle sue parole. È l’ultimo vangelo, l’ultima occasione per unire le forze e fermare gli squilibri ambientali che abbiamo prodotti finora attraverso il secolo XX.
Non c’è alcun modo di ignorare la realtà ambientale del pianeta Terra. La Madre Terra stessa si è incaricata di farci pagare con insteresi alti la nostra indifferenza, il nostro consumo eccessivo, la nostra azione predatora ed egocentrica. Siamo sempre più soli, con minori opportunità di sognare un futuro dove siamo stati condannati a morte molto tempo prima di arrivare. Allora dobbiamo imparare il linguaggio della vita, armonia, equilibrio, ponderazione, la convivenza, il riconoscimento dell’esistenza di altri esseri viventi. Il linguaggio è puro, sincero, creativo, senza sfumature ideologiche di questa fase diell’umanità, che ci permetterá di essere d’accordo per essere assertivi, per non fallire nella diagnosi, e non improvvisare sulle azioni. Il Linguaggio ambientalista, è la lingua suprema.
Lenin Cardozo | ANCA24 - Hugo E. Méndez U. | ANCA24 Italia

Prospettiva ambientale

Lavoro da molti anni in una linea di ricerca che ho chiamato “Prospettiva Ambientale”, che non è altro che visualizzare le contingenze future dal presente. Con la finalità di generare coscienza ecologica, conservazionista e ambientalista per prevenire ciò che apparentemente si presenta come una tendenza o fenomeni irreversibili nel medio o lungo termine.
La “Prospettiva Ambientale” è un approccio, supportato da giornalismo investigativo, pubblicazioni di ricerca, interviste di scienziati e specialisti che presentano le loro idee attraverso i social network. Mi appoggio anche nella narrazione letteraria per intrattenere e catturare l’attenzione del lettore, poiché per molti può essere un pò noioso leggere su questi temi, a causa della mescolanza dei concetti tecnici delle differenti saperi delle scienze.
Gli articoli o lavori realizzati da questo approccio non sono fantascienza. Sono chiare megatendenze in materia di ambiente. Dietro ogni, articolo o lavoro pubblicato, ci sono le opinioni di decine di scienziati preoccupati, cercando di allertare al mondo che continua guardando con indifferenza questi temi. L’agenda pubblica dei governi nazionali o locali, ancora fanno delle tematiche ambientali, snobismo, un discorso, un dovrebbe essere. Ma il potere economico è quello che alla fine punta la bilancia e non è precisamente l’ambiente il beneficiario. Difendere il pianeta si merita tutte le strategie possibili. La “Prospettiva Ambientale” è uno di loro. Annesso alcuni titoli di pubblicazioni realizzate dal punto di vista di questo approccio per illustrare meglio e incoraggiare, a coloro che coraggiosamente ancora mi leggono.
In spagnolo: http://lenincardozo.blogspot.com/2010/09/futurama.html http://lenincardozo.blogspot.com/2010/09/no-amanecio-mas.html http://lenincardozo.blogspot.com/2010/09/legado-generacional.html http://lenincardozo.blogspot.com/2010/11/pronostican-la-gran-guerra-por-el-agua.html http://lenincardozo.blogspot.com/2010/11/en-el-2030-las-monedas-fuertes-seran-el.html
In italiano: http://anca24italia.canalazul24.com/?p=663 FUTURAMA … 50 anni dopo http://anca24italia.canalazul24.com/?p=79 Non ci sarà un`altro giorno http://anca24italia.canalazul24.com/?p=183 L’eredità generazionale http://anca24italia.canalazul24.com/?p=392 La Fondazione Azul Ambientalistas: uno spazio per cambiare il mondo http://anca24italia.canalazul24.com/?p=407 Il Manifesto Ambientalista: cosmovisione del Pianeta Azzurro, la Mamma Terra, Hallp`amama o Pachamama
Lenin Cardozo | ANCA24 – Hugo E. Méndez U. | ANCA24 Italia

La realtà ambientale in America Latina: Intervista a Lenin Cardozo Parra

Questa intervista è a cura di Gustavo Carrasquel, Direttore del Programma Atenzione Ambientale della Fondazione Azul Ambientalistas. Lenin Cardozo Parra, Ecologista. Scrittore venezuelano e ambientalista. Corsi post-universitari in MBA, Management Pubblico, Filosofia e Storia. Dottore in Scienze. Direttore esecutivo Canal Azul 24 www.canalazul24.com e Blue Chanale 24 www.bluechannel24.com. Fondatore della ONG Azul Ambientalistas www.azulambientalistas.org, email: lenincardozoparra@gmail.com e il Blog http://lenincardozo.blogspot.com/.


Gustavo Carrasquel: Lenin, ho seguito la tua carriera professionale come scrittore e professionale sulle questioni ambientali, ho letto i tuoi articoli, libri e ricerche su tematiche ambientali latinoamericana. Quindi, da una prospettiva globale, ti domando: Pensi, che i problemi ambientali in America Latina sono problemi ambientali molto differenti nel resto del mondo?
Lenin Cardozo: L’America Latina è una realtà continentale e subcontinentale, ben diversa dal resto dei continenti o sub-continenti del mondo. La differenza fondamentale è nella ottica o prospettiva di vedere il mondo, interessi locali o regionali, e i gruppi etnici che le abitano. Abbiamo il più grande polmoni vegetali, giungle e foreste del mondo cosí come la maggiore quantità di terra che non sono stati ancora sfruttate, inoltre abbiamo grandi risorse naturali come l’acqua, il petroleo e le miniere. Le nostre preoccupazioni ambientali sono specifici e le soluzioni principali devono promuovere la crescita responsabile e inclusiva di tutte le specie che ci vivono e viviamo sul pianeta. Il riscaldamento globale, l’indebolimento dello strato di ozono, e di altre questioni importante e complesse ambientale, cessano di essere la nostra priorità data l’impassibilità davanti alla deforestazione incontrollata dell’Amazzonia, gli interventi umani che accelerano la siccità dei nostri laghi e fiumi, le grandi isole dei rifiuti solidi, l’inquinamento atmosferico da anidride carbonica nelle nostre città, tra le altre situazioni rilevanti. Siamo quindi di fronte a realtà diverse che meritano diverse strategie.

Gustavo Carrasquel: Da questo punto di vista, potremmo dire allora che l’idea di sviluppo sostenibile non è applicabile alla realtà latinoamericana? ho letto i tuoi articoli, libri e ricerche su tematiche ambientali latinoamericana. Quindi, da una prospettiva globale, ti domando: Pensi, che i problemi ambientali in America Latina sono problemi ambientali
Lenin Cardozo: Lo sviluppo sostenibile proposto, è la tesi dei paesi sviluppati, preoccupati per l’imminente esaurimento delle risorse naturali nel corso del tempo, frutto di un consumo eccessivo di queste società, si propone un modelo di consumo più “equilibrato”, in funzione di garantire alle generazioni future lo sfruttamento delle stesse risorse. Questo concetto è stato accolto con applausi e acclamazioni e copiati in ciascuna delle costituzioni delle nazioni dei paesi latinoamericani, fino al punto tale che si organizzarono studi di master nell’Università del Centro e Sud America per approfondire “le considerazioni del caso”. Ma di quale generazioni future parla questa proposta?, delle generazioni future Latine o africane?, Questa tesi parla delle generazioni di questi paesi sviluppati, perche si parla ancora del pensiero unico, basato sul principio che l’espressione della vita ruota solo attorno ad un specie, la specie del Caucaso –LORO-. Un ragionamento totalmente egocentrico e di esclusione.

Gustavo Carrasquel: È pronta l’America Latina con i suoi pensatori, filosofi e scienziati di creare la sua teoria o un metodo per l’analisi ambientale nel subcontinente?
Lenin Cardozo: Negli ultimi 20 anni, filosofi, scienziati, politici e gruppi ambientalisti sono entrati nell’agenda pubblica in America Latina, chiedendo un posto nel dibattito. Leonardo Boff, Marina Silva, Carlos Minc, Marcos Reigota del Brasile; Ernesto Guhl, John Casavelos, Miguel Grinberg, Andrés Carsen, Gustavo Rivollier dell’Argentina; Luz Beatriz Gaviria, Jesús Hidrobo, Anibal Patiño, Isaia Tobasura, Hildebrando Velez, Gustavo Wilches della Colombia, Ricardo Navarro, Camacho Hernandez, Jorge Emilio González, Homero Aridjis del Messico, Juan Grau di Cile, Egilda Parra, Elio Ríos del Venezuela, tra gli altri, con il loro contributo ci è stata aperta la strada per conquistare il pensiero ambientale proprio.
Gustavo Carrasquel: Qual è la proposta o la strada da seguire? ho letto i tuoi articoli, libri e ricerche su tematiche ambientali latinoamericana. Quindi, da una prospettiva globale, ti domando: Pensi, che i problemi ambientali in America Latina sono problemi ambientali?
Lenin Cardozo: Stimolare dallo spazio o l’opportunità più piccola alla più grande, la sensibilizzazione, la coscienza cittadina e la partecipazione attiva dalla prospettiva ecologica, conservacionista e ambientalista. ho letto i tuoi articoli, libri e ricerche su tematiche ambientali latinoamericana. Quindi, da una prospettiva globale, ti domando: Pensi, che i problemi ambie
Gustavo Carrasquel: E sul piano ideologico, si potrebbe pensare che la mancanza di nuove bandiere sulla sinistra in America Latina, hanno fatto che questo approccio politico si avicini o rifugia nel discorso ambientale, attraverso la militanza e l’attivismo di gruppi ecologici e ambientalisti? Faccio questa citazione, per la nascita dei partiti Verdi nella regione, tale come il partito dei Verdi del Brasile, Cile, Colombia, Guatemala, Messico e Argentina, tra gli altri, dove molti dei suoi attivisti sono stati uomini che hanno abbracciato in passato le bandiere della sinistra?
Lenin Cardozo: Il diritto alla vita di tutte le specie, non è una bandiera di qualsiasi ideologia particolare. La riconciliazione, il consenso, la madre dell’unità ideologica è quella di essere iniziato dalla necessità di salvare il pianeta insieme. I partiti verdi e le associazioni ambientaliste, gli ecologisti o conservacionisti sono spazi di partecipazione dei cittadini. Se le persone di sinistra hanno trovato rifugio in queste organizzazioni o di destra o di centro, presumo che saranno sempre benvenute, perché la tutela ambientale ha bisogno di tutti.
Gustavo Carrasquel: Per concludere, non voglio lasciare questa intervista senza chiederti: cosa pensi dovrebbe essere la posizione dei giornalisti e dei mass media sul risveglio di una consapevolezza ambientale pubblica? jjjtematiche ambientali latinoamericana. Quindi, da una prospettiva globale, ti domando: Pensi, che i problemi ambie?
Lenin Cardozo: I giornalisti, i mas media e la comunicazione, dovrebbero anche essere educati sulle questioni ambientali. È lo spazio per il giornalismo investigativo e il giornalismo di rivendicazione. Altrettanto, i mass media hanno un forte impegno etico con i cittadini, nella programmazione che generano consapevolezza sui diversi problemi ambientali nella regione del paese, e del pianeta.
Gustavo Carrasquel | ANCA24 - Hugo E. Méndez U. | ANCA24 Italia

Futurama… 50 anni dopo

Finalmente i giapponesi si mangiarono tutti i delfini per fare i suoi sushi ed insieme ai norvegesi e islandesi finirono anche con le balene. I canadesi, estinsero le foche e gli orsi marini. In India la tigre del Bengala scomparsero, come il cane selvatico asiatico, la “grulla sarus”, la tartarugha bastarda, e l’elefante asiatico. In Kenya, non ci rimasero nessun animale selvatico, e fu seguito da altri paesi africani. I cinesi mangiarono tutte le tigre siberiane, scimmie, cani, serpenti, vermi e insetti del Asia e non conformandosi con quello, entrò in guerra con l’Africa, per le termiti e le cavallette.
L’ONU è intervenuta e ha accettato di condividerle. Compagnie del legname portoghese e inglese, hanno distrutto tutte le foreste dell’Amazzonia. L’ultimo albero è stato tagliato in una cerimonia solenne con la presenza tra gli altri, del presidente del Brasile. La British Petroleum e Shell, dopo aver inquinati tutti gli oceani, estratto l’ultima goccia di petrolio dalla terra, finirono anche avvelenando l’acqua potabile.
I test nucleare russo/americani della regione artica, hanno finito di sciogliere i ghiacciai. Nel Pacifico, con l’aiuto dei cinesi e francesi questi stessi test annientarono tutta la sua flora e fauna. Qualcuno in la Patagonia ha detto, che se c’è mancanza di cibo i pinguini sono una soluzione e in meno di tre mesi sono stati estinti. Le isole Galapagos sono rimaste come museo fotografico, ne anche il guscio delle tartarughe sono stati salvati. La plastica galleggiante dagli oceani, hanno unito i continenti. La parola mascota, è stata abbandonata dal linguaggio internazionale. Ci rimangono il punto di riferimento per una cucina raffinata: Salsa di Boxer, Barbone, il Beagle, Terrier, Dalmata, Pastore, Labrador, Schnauzer, Pitbull, Maltese, Cocker, Collie per gli spaghetti, salsa di siamesi al curry, ecc. Semplicemente abbiamo finito con tutto.
Inoltre abbiamo firmato un nuovo trattato di guerra a Ginevra, dove a causa della mancanza di cibo è stato concordato che i prigionieri se potevano mangiare. Gli afghani e iraniani rimasero, dovuto alla tecnologia, per la carne in scatola. I desadattati di Greenpeace, se gli è stato attribuito lo status di pericolosi terroristi e si gli sono anche mangiati. Gli Azul Ambientalistas sono diventati cladenstini. Il cannibalismo, è diventato il nuovo regime di alimentazione umana. Dal Gruppo dei 12 (paesi sviluppati), si sono raggruppati in 3 e le altre nazioni, sono state cancellate e gli hanno dato il grado di territori di umani per allevamento.
Quante cose sono passate, proprio per non agire tutti ad una sola voce, con lo scopo di fermare l’impunità ambientale 50 anni fa.
Lenin Cardozo | ANCA24 - Hugo E. Méndez U. | ANCA24 Italia

lunes, 7 de mayo de 2012

Spiaggia plastica

La marea è alta e vediamo come le acque si addentrano superando di diversi metri il confine naturale di quella parte di costa. La foschia di quelle piccole onde del lago o come si dice qui a Maracaibo: “marullos”, trascinano centinaia di contenitori di plastica, di colori e dimensioni diverse.
Una dopo l’altra arrivano, sembra che stiano spingendosi tra di loro, creando un tappeto schiacciato che copre densamente -fino a più di un metro di altezza-, quella che una volta era una delle coste più belle dello stato Zulia, Venezuela.
Poi, con la bassa marea, la barriera di plastica già trincerata nelle radici della foresta di mangrovie di rosso o nero, è disposta ad aspettare la marea nuova e così seguire crescendo e amalgamando più plastica. Questa è la routine, dalle coste del Lago di Maracaibo e in particolare quelle delle rive dell’unico polmone verde rimasto nella città, il parco comunale “Tierra de Sueños”.
La comunità Capitano Chico degli abitanti di Santa Rosa de Agua nella città di Maracaibo, dove si trova il parco comunale “Tierra de Sueños”, ha battezzato queste coste del suo parco con il nome “Spiaggia plastica”. Essendo questo punto una delle parole “stelle” per coloro che percorrono il suo maestoso sentiero di interpretazione. Gli ecoguide spiegarano, nel modo più pedagogico, l’impatto dell’inquinamento di plastica prodotto dell’impunità di coloro che lungo i 19 comuni che condividono il bacino del Lago di Maracaibo, di nascosto continuano utilizzandolo, come spazzatura o di discarica lacustre clandestina. Una testimonianza visuale dantesca ma istruttiva.
Spiaggia Plastica, al di là di una ironia davanti allo travolgente che significa le centinaia di tonnellate di polietilene e polipropilene che si depositano sulle rive della foresta di mangrovie, oggi è il principale riferimento che innalziamo gli ambientalisti di Zulia, per sensibilizzare sui danni che è in grado di fare l’uomo al loro ambiente e al serbatoio di acqua dolce più grande in America Latina.
Lenin Cardozo | ANCA24 - Hugo E. Méndez U. | ANCA24 Italia