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lunes, 2 de julio de 2012

Tre Añu in adozione

Diversi mesi fa, ho raggiunto i 50° anni di vita -“sin cuenta”-, vale a dire, non si fanno più i conti, per quanto riguarda agli anni. E come conclusione delle cose più importanti che ho fatto nella mia vita, fino ad ora, è quella di essere parte di coloro che abbiamo creato un parco. Un grande parco chiamato “Tierra de Sueños” –“Terra di Sogni”-. Che in America, è diventato il primo parco comunale, cioè, che una comunità organizzata lo designa come un parco comunale. Situato nel quartiere Capitán Chico, nel villaggio di pescatori del nome di Santa Rosa de Agua di Maracaibo, Venezuela occidentale, luogo della comunità indigena o Paraujana Añu -la seconda più importante popolazione indigena della nazione-.
Lì, all’interno del parco, abbiamo progettato un percorso interpretativo con le loro rispettive fermate o stazioni per riconoscere la flora e la fauna della più spettacolare foresta di mangrovie rosso che esiste nel paese. Abbiamo anche costruito piccoli ponti in legno riciclato, per facilitare l’accesso dei bambini visitanti, e con il sostegno di giovani ingegneri siamo stati testimoni della costruzione, sulla grande zona umida –humrdal-, del più lungo ponte di legno in Venezuela. Infine, tante emozioni che nascono e risuonano nel nostro essere, sono uscite di questi 130 ettari di mangrovie
Ma il più grande tesoro di questa esperienza è l’opportunità che la vita ti dà, per incontrare persone splendide, gentile, piene di fede, che hanno reso possibile l’avanzamento di questa iniziativa. Ho scoperto, o come mia mamma dice: mi toccò a me, “l’affetto Añu”, dei bambini e degli adulti, che si ottiene solo se gli rispetti come persona, ascolti le loro opinioni onestamente, capisci la loro saggezza, gli coinvolgi nella visione di ciò che è richiesto e con l’esempio e la perseveranza, dimostri che è possibile trasformare una zona arida che era diventata una discarica di rifiuti sepolta, nel parco maestoso che è oggi.
Dalle prime riflessioni, tre famiglie sono state coinvolte in anima e corpo in questa opera: gli Ortega, che sono quasi il 70% di tutto il popolo di Santa Rosa de Agua, gli Andrade, che originariamente provengono da qualche parte nei Caraibi e gli Almarza, che, cosí come gli Ortega, sono discendenti diretti del Paraujanos o Añu. La famiglia Almarza è è la più corta: il signore Dagly, che è a sua volta mamma e papà dei suoi due bambini piccoli -Omar 11 e Otilia 10 anni-. Sono tutti dotati di fenotipo marcatamente Añu. Fin dall’inizio, il signor Dagly ha accettato di essere il guardia forestale di “Tierra de Sueños”, perché sapeva molto su queste zone umide –humedales- in quanto aveva vissuto con la sua famiglia in questa foresta per molti anni. È veramente anche la sua foresta.
Ho la presunzione che il parco “Tierra de Sueños” ha adottato me e io in cambio di quel gesto, ho deciso di adottare una parte dei figli della foresta, Omar e Otilia Almarza e come suo padre non può vivere senza di loro, allora ho adottato ai tre e problema risolto. Ora la mia famiglia ha 3 nuovi membri.
Lenin Cardozo | ANCA24 – Hugo E. Méndez U. | ANCA24 Italia [1] Añu termine che si riferisce ad uno dei popoli indigeni del Venezuela e uno dei cinque popoli aborigeni dello stato Zulia che sono: Bari, Yukpa, Añu, il Wayú e Japreira, o al loro linguaggio la lingua Añu. La parola Añu significa “popolo di acqua” o “gente di mare”.

domingo, 1 de julio de 2012

Nel 2010 la natura perde il primo decennio del XXI secolo

Il prossimo Vertice sulla Terra di Rio+20, ufficialmente chiamato Conferenza di Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile, si svolgerà dal 20 al 22 Giugno 2012 a Rio de Janeiro, Brasile. Questo vertice è un nuovo sforzo delle Nazioni Unite all’inizio del millennio per avanzare sull’impegno degli Stati e della comunità mondiale nei grandi cambiamenti di questo XXI secolo. Si svolgerà vent’anni dopo il primo vertice storico a Rio de Janeiro nel 1992 e dieci anni dopo di quello a Johannesburg nel 2002.
Nel bilancio di questi primi 10 anni del millennio, la questione ambientale evidenzia molteplici sforzi e accordi dichiarativi realizzati dalle Nazioni Unite e poche o nessune azioni ulteriori degli stessi paesi convocati per fermare l’assalto feroce che oggi viola alla natura. Di seguito si sottolineano i fatti più noti di questo decennio perduto.
Cambiamenti climatici e il Club degli inquinatori 19 Vertici per affrontare il Cambiamento Climatico. Vertice di Río de Janeiro nel giugno1992, Vertice di Berlín nel marzo-aprile 1995, Vertice di Ginebra nel luglio 1996,Vertice di Kioto nel diciembre 1997, Vertice di Bonn nel octubre-noviembre 1999, Vertice di La Haya nel novembre de 2000, Vertice di Trieste nel marzo 2001, Vertice di Marrakech nel novembre 2001, Vertice di Johannesburg nell’agosto del 2002, Vertice di New Delhi nel novembre 2002, Vertice di Milano nel novembre 2003, Vertice di Buenos Aires nel novembre 2004, Vertice di Canada nel dicembre 2005, Vertice di Nairobi nel novembre 2006, Vertice di Bali nel dicembre 2007, Vertice di Polonia nel dicembre 2008, Vertice di Copenaghen nel dicembre 2009 e Vertice di Cancún nel novembre 2010. Nonostante questo significativo numero di Vertici, dove il cambiamento climatico era una “scomoda verità”, il club dei paesi inquinatori, “efficientemente”, si è riusciuto a mettersi d’accordo, ma solo tra di loro, per bloccare tutte le iniziative mondiali e non permettere di avanzare alcuna risoluzione vincolante e coordinata contro il riscaldamento globale.
Il decennio della impunità ambientale L’inquinamento delle acque da petrolio, mercurio e sostanze tossiche negli ultimi anni, anche con la scoperta delle nuove tecnologie, fu terribilmente sproporzionato rispetto ai decenni precedenti. Dove oltre i mari e laghi, più della metà dei fiumi del mondo sono contaminati. Il versamento nel Golfo del Messico, si constata come la più grande tragedia ambientale della storia. Centinaia di versamenti di grandi magnitudini si sono verificati in tutto il mondo in questo decennio e non c’è stato nessun tribunale internazionale per giudicare i responsabili di questo genocidio ambientale. L’amministrazione della giustizia per gli inquinanti non esiste. Questi dieci anni saranno ricordati come il decennio dell’impunità ambientale.
Le catastrofi naturali La natura ci ritornò in dietro, con eccesso, tante punizioni ricevute in questo decennio, almeno ogni anno 250 milioni di persone sono state colpite da catastrofi naturali. Noi soffriamo avvenimenti unici nella sua magnitudine, come il tsunami in Indonesia nel 2004, 8,9 gradi della scala Richter con epicentro di fronte all’isola indonesiana di Sumatra, il più grande tsunami della storia provocando 226.408 morti in dodici paesi rivieraschi dell’Oceano Indiano, nel 2006 il tsunami dell’isola indonesiana di Java, ha lasciando circa un migliaio di morti e 110.000 sfollati, 7,7 gradi di magnitudine, nel 2007 il tsunami nelle Isole Salomone, causato da due terremoti, uno di 8,1 gradi della scala Richter seguita da un altro 7,6 gradi, con più di 100 morti e oltre 5.409 sfollati.
Viviamo agghiaccianti inondazioni come quella nel 2000 in Mozambico, le quale hanno lasciato come risultato 5.000.000 di persone colpite, tra il 2001 e il 2006, il mondo è stato testimone delle massicce inondazioni in Vietnam, Laos, Cambogia, Malesia e Thailandia, come nel 2007 negli stati di Tabasco e Veracruz, in Messico con oltre 25 mila evacuati. Pakistan, India, Russia e Centro America, hanno sofferto nel 2008 gravi inondazioni con perdite di centinaia di vite umane e migliaia di sfollati. Uruguay e Brasile hanno mostrato significative movimenti di sfollati dalle inondazioni nel 2009, la fine del 2010 nel nord della Colombia e Venezuela le inondazioni spostarono ad oltre un milione di persone.
Uragani come il Julitt nel 2001, Isidoro e Kenna nel 2002, Charley, Frances, Ivan e Jeanne nel 2004, Wilman, Katrina, Junior, Emili e Stan nel 2005, che si diffusero il terrore nei Caraibi e sismi come il Aceh in Indonesia nel 2004 con 230.000 morti di 9,5 gradi, Pakistan, Kashmir nel 2005 con 73.275 morti di 7,6 gradi, L’Aquila in Italia nel 2007 di 6,3 gradi, Sichuan in Cina nel 2008 con 87,587 morti di 7,9 gradi, Piscu in Perù nel 2009 di 7,9 gradi, in Haiti con 250.000 morti di 7 gradi e Cile di 8 gradi sulla scala Richter nel 2010, tra l’altro l’asse terrestre è cambiato dovuto a quest’ultimo terremoto. Secondo gli scienziati questo sismo ha ridotto leggermente la durata del giorno e ha spostato l’asse terrestre di otto centimetri. Si stima che potrebbe essere accorciato la la durata di ogni giorno di 1,26 microsecondi sulla Terra. I paesi inquinanti, che non conformi con tutte le emissioni di CO2 della sua flotta di veicoli e le fabbriche alimentate dal carburante da combustibile fossile, inviano all’atmosfera; si hanno dedicato alla sperimentazione di nuove tecnologie nucleari negli Oceani, producendo disturbi sismici. Così, come molti esperimenti segreti condotti nella troposfera, che ha anche portato a disordini nelle dinamiche del clima del pianeta.
Crisi alimentare e biocarburanti Appare nel mercato internazionale la tecnologia dei biocarburanti, e inizia così lo spostamento di terreni utilizzati per la produzione alimentare, a terreni per piantare le piante con proprietà biocarburanti. Le regole del mercato della domanda e dell’offerta vengono imposte, perche è più redditizio produrre una tonnellata di biocarburanti, che una tonnellata di patate o riso. Eppure, quando è in gioco le vite di milioni di persone, a causa di fame, che ogni giorno tendono ad essere di più nei continenti di Asia, Africa e America. In questo decennio si sono create le condizioni, che gli scienziati Agroalimentari hanno chiamato “tsunami silenzioso”, che è nient’altro che la previsione di una severa inflazione per alimenti a livello internazionale prodotto della sua crescente scarsità, abbinato con la siccità o inondazioni di terre fertili dai cambiamenti climatici. Questo profila, affrontare il nuovo decennio con carestia senza precedenti nei paesi poveri, che saranno impotenti contro questo nuovo fenomeno.
Acqua potabile I conflitti per il controllo oltre i fiumi, laghi e falde acquifere, si fanno presenti in questo decennio. Milioni di persone sono morte in tutto il mondo, dovuto alla mancanza di acqua potabile. A questa realtà, si unì gli effetti del cambiamento climatico che ha iniziato un un accelerato scongelamento dei ghiacciai, con cui si perde anche la possibilità di avere acqua potabile a futuro, perché essa va al mare e si inquina. Le tecnologie di dissalazione quella che trasforma l’acqua di mare in acqua potabile, in termini di una soluzione di massa, non è disponibile nei paesi poveri. Secondo le previsioni scientifiche, per questo nuovo decennio, si produrrà una diminuzione della precipitazione. E quando essa si producono, saranno seguite e concentrate, in forme molto più violenta e le siccità saranno più intense. Tutto indica che le nazioni con capacità militari sono preparate per il prossimo decennio per “gestire” i grandi serbatoi di acqua potabile.
Biodiversità Il XX secolo è culminato con 100 specie minacciate di estinzione, il primo decennio del XXI secolo sono stati inventariate 1.500 specie minacciate. La deforestazione amazzonica, che non ha mai cessato, nonostante le centinaia di proteste e sacrifici di molti ambientalisti, è stata una delle principali minacce che ha messo in pericolo una varietà di specie di flora e fauna. L’aggressiva caccia alle balene, delfini e il tonno è diminuita in proporzioni drammatiche quelle popolazioni. In Asia e in Africa, l’inventario delle specie in pericolo di estinzione era così grande come quello realizzato in Amazzonia. Anche quando l’ONU ha dichiarato il 2010 Anno della biodiversità nell’interesse di far conoscere l’importanza e la necessità di proteggere e conservare tutte le specie del pianeta, rimane visibile la poca volontà politica delle nazioni per pianificare azioni in questo questione vitale.
L’impegno ambientale per il nuovo decennio Le vite di tutti coloro che abitano su questo pianeta è compromessa. Non è già la visione degli scienziati “pazzi”, annunciando eventi apocalittici, è il grido di milioni di persone colpite da catastrofi climatiche, la fame e la sete per mancanza di acqua potabile.Le prove sono schiaccianti, ci vuole una nuova direzione da una prospettiva ambiente e conservazionista, un nuovo ordine mondiale in grado di raggiungere accordi e impegni reali per frenare l’aggressione contro la natura e ci permetta di sopravvivere insieme nel nuovo millennio. Tuttavia, mentre gli accordi finiscono di arrivare, se un giorno arrivano da vero, la difesa della propria vita e gli esseri intorno a noi, è nelle mani di ognuno di noi. Cosa facciamo per loro da oggi in poi sarà lo vero. Lo trascendente. Speriamo che nel prossimo Vertice di Rio +20 non ripetiamo la stessa solita storia e finiamo con essere condannati inevitabilmente al fallimento. C’è bisogno de imparare a prendersi cura del Pianeta Azzuro: l’unica nave spaziale che abbiamo. Lenin Cardozo | ANCA24 – Hugo E. Méndez U. | ANCA24 Italia

Evo, l’ambientalista che nessuno ascolta

Evo ha significato oltre ad essere la voce indigena in difesa dei diritti della Madre Terra -come lui stesso l’ha definito-, la personalità politica più tenace negli ultimi vertice sui Cambiamenti Climatici. Le sue riflessioni sono state, ben espiegate, trasparenti e senza alcun interesse di cercare protagonismo nei mass media. È stato un interlocutore preciso della grande preoccupazione ambientale. Spostando addirittura, nei suoi discorsi, la sua posizione ideologica… “già la tappa della lotta di classe è passata…”, “il ventunesimo secolo sarà per la difesa della natura”.
Tuttavia, né noi stessi, quelli che gestiamo ONG Ambientalisti, come Greenpeace, Azul Ambientalista, tra gli altri, abbiamo valutato, esaminato o rivisto, questo alleato sincero. Sicuramente, perché in fondo nei nostri geni, dove sono nascosti sentimenti razzisti, arroganti, presuntuosi e gli stessi complessi, che spesso non ci permettono di essere più autentici, ci potrebbe sembrare “inconcepibile”, che un indio boliviano, con precarie studi formali , sia il coraggioso, che affronta apertamente e cerca di generare una discussione su questo tema in ogni spazio continentale o globale, dove sta partecipando. Al contrario, l’intenzione dei paesi inquinanti, che cercano di mettere a tacere ad ogni costo, questo assalto sul pianeta.
Uno dei cavi Wikilears, che si occupa dell’azione della diplomazia dei grandi inquinatori, si riferisce a quanto è accaduto al Vertice di Copenaghen, dove si evidenziano la situazione imbarazzante che significava le osservazioni del presidente della Bolivia. Questo spiega la necessità di isolarlo, per lo “stridore” delle sue opinioni. E si cercò di diminuire le sue rivendicazioni, partendo dal presupposto che era del gruppo dell’ALBA. Cioè, l’asse del “male”. Ma quali sono questi “disagi” che Evo li produce alle nazioni inquinanti, che di nuovo sono ripetuti nel vertice di Cancun? Osservare che il testo del Vertice di Cancun, come il testo di Copenaghen, è una vittoria vuota e falsa che è stato imposto senza consenso, e il suo costo sarà misurato in vite umane.
Che è stato un atto deliberato, quello di ridurre le aspettative e minimizzare al minimo lo sforzo del Vertice di Cancun. Nei casi in cui la cosiddetta “vittoria” per il multilateralismo è davvero una vittoria per le nazioni ricche che hanno intimidito e costretto ad altre nazioni ad accettare una soluzione alle loro condizioni. Le nazioni più ricche non offrirono niente di nuovo nella riduzione delle emissioni o finanziamenti, e, invece, hanno cercato di invertire gli impegni già esistenti, e includere tutte le scappatoie possibili per ridurre il loro obbligo di agire.
Evo ha detto: “…mentre le nazioni in via di sviluppo -che si trovano ad affrontare le peggiori conseguenze dei cambiamento climatico- richiedono una soluzione reale, ricevono solo il “realismo” di gesti vuoti. Le proposte da parte dei paesi potenti sono state trattate come sacrosante, mentre le nostre proposte erano usa e getta… gli accordi erano sempre a spese delle vittime, piuttosto che dei colpevoli del cambiamento climatico. Quando Bolivia ha detto essere in disaccordo con il testo nelle ultime ore di colloqui, l’obiezione è stata respinta. Un accordo in cui solo i potenti arrivano alla vittoria non è una negoziazione, è una imposizione”.
Concordiamo con l’affermazione fatta da Evo quando dice: “C’è solo un modo per misurare il successo di un accordo sul clima, e questo si basa sul fatto o meno si è efficace per le riduzioni delle emissioni per prevenire il cambiamento climatico”. Quindi, la sua critica è corretta, perché nel testo di Cancun è permesso di aumentare le temperature globali di 4 gradi, il che significherebbe livelli disastrosi per l’umanità. Da recenti rapporti scientifici mostrano che 300.000 persone stanno già morendo ogni anno da calamità legate al cambiamento climatico. Il testo di Cancun, è un brevetto di corsaro per chi inquina, è il via libera, per lapidare all’umanità e l’ambiente.
Da questo spazio vi faccio una convocazione, di non consegnare il destino di questo pianeta agli inquinatori. Ognuno di noi, dal proprio spazio ha molto da offrire, per aiutare in questo grande ministero. La missione di un ambientalista è quella di difendere la vita umana fino al suo ultimo battito. Ascoltate ad Evo e a tutti i coraggiosi ambientalisti. Lenin Cardozo | ANCA24 – Hugo E. Méndez U. | ANCA24 Italia

sábado, 16 de junio de 2012

Tres Añu en adopción

Hace ya algunos meses, llegue a los 50 (“sin cuenta”), es decir, ya no hay mas cuenta, en lo que se refiere a años. Y como una gran conclusión de las cosas más importantes que he hecho en mi vida, hasta este momento, es ser parte de quienes hemos creado un parque. Un gran parque llamado “Tierra de Sueños”. Que en América, pasaría a ser el primer parque comunal, es decir, que una comunidad organizada lo designa parque. Ubicado en el sector de Capitán Chico, en el pueblo de pescadores de nombre Santa Rosa de Agua de Maracaibo, al Oeste de Venezuela. Enclave de la comunidad indígena Añu o Paraujana ( la segunda población indígena mas importante de la nación).--------------- Allí, dentro del parque, diseñamos un sendero de interpretación con sus respectivas paradas o estaciones para reconocer la flora y fauna del más espectacular bosque de manglar rojo que existe en el país. También construimos pequeños puentes con madera reciclada, para facilitar el acceso a los niños visitantes, y con el apoyo de jóvenes ingenieros hemos sido testigos de la construcción, sobre el gran humedal, del puente de madera mas largo de Venezuela. En fin, muchas emociones que brotan y retumban en nuestro ser, han salido de esas 130 hectáreas de manglar. -----------Pero el mayor tesoro de esta experiencia, es la oportunidad que la vida te da, al conocer gente esplendida, bondadosa, llenas de fe, que han hecho posible el avance de esta iniciativa. Descubrí, o como dice mi mama: me toco a mí, el “afecto Añu” de niños y adultos, que solo se logra si los respetas como persona, escuchas sinceramente sus opiniones, entiendes su sabiduría, los involucras en la visión de lo que se requiere y con el ejemplo y perseverancia, muestras que si es posible transformar un área baldía que se había convertido en un botadero de basura soterrada, en el majestuoso parque que es hoy.---------------- Desde las primeras reflexiones, tres familias se han involucrado en cuerpo y alma en esta obra: los Ortega, que son casi el 70% de todo el pueblo de Santa Rosa de Agua, los Andrade, quienes originariamente vienen de alguna parte del Caribe y los Almarza, que al igual que los Ortega, son descendientes directos de los Paraujanos o Añu. La familia Almarza es la más corta: el señor Dagly, que es a su vez mama y papa de sus dos pequeños hijos (Omar de 11 y Otilia de 10 años). Todos ellos tienen marcadamente el fenotipo Añu. Desde el inicio, el señor Dagly aceptó ser el Guardaparque de “Tierra de Sueños”, porque èl conocía muy bien esos humedales ya que vivió con su familia dentro de ese bosque por muchos años. Realmente es su bosque también. ----------------Tengo la presunción que el parque “Tierra de Sueños” me ha adoptado y yo en retribución a ese gesto, he decidido adoptar a parte de los hijos de ese bosque, a Omar y a Otilia Almarza y como su papa no puede vivir sin ellos, entonces adopto a los tres y problema resuelto. Ahora mi familia tiene 3 nuevos miembros.

lunes, 11 de junio de 2012

METAECOLOGÍA. Andrés Bello – Alejandro de Humboldt: los creadores del sentimiento ecológico en el nuevo mundo.

El primer poeta lírico nacido en Hispanoamérica quien celebra en sus versos, con orgulloso entusiasmo, el paisaje del Nuevo Mundo se llama Andrés Bello (Caracas, 1781- Santiago de Chile, 1865). Vivió Bello veintinueve años en Caracas, en sus aledaños, inclusive incursionó hasta los valles de Aragua. Amigo de la sabiduría, estudió en esos años gramática latina, castellano, literaturas clásicas; junto a estos conocimientos humanísticos indagó también en la botánica, en la geografía de su entorno. Amicus arborum, dejó vigorosos testimonios de amor por su ámbito vegetal: a un pequeño río situado al norte de la ciudad, fluyente entre haciendas y bosques, el Anauco – quedan hoy de él apenas el nombre de un puente, un hilo de aguas negras y el poema de Bello-, le hizo una hermosa composición imbricada de referencias helenísiticas, de la cual se copian para los lectores quince versos, (…) “Tú, verde y apacible ribera del Anauco, para mi más alegre que los bosques idalios y las vegas hermosas de la plácida Páfos, resonarás continuo en mis humildes cantos; y cuando ya mi sombra sobre el funesto barco visite del Erebo los valles solitarios, en tus umbrías selvas y retirerados antros erraré cual un día,” (…) (A. Bello, EL ANAUCO. En: Poesías. Caracas, 1981. pp. 5-6). Escribió asímismo en su etapa caraqueña su célebre soneto “MIS DESEOS” donde por primera vez en la lírica venezolana dos emblemáticos árboles, muy peculiares por sus tallos, el cocotero junto al sauce aparecen, de igual modo la región nominada por siempre Aragua. En Venezuela dos especies de la familia de las Salicaceae hay, el conocido en el sermo ruralis sauce llorón (Salix babylonica L.) traido al País durante el gobierno de Guzmán Blanco, y el nativo, el sauce común (Salix humboldtiana); el expresivo cocotero, de la familia Palmas Arecaceae, simpática bandera verdeamarilla de los trópicos enriquece la acuarela fijada en los versos de Bello, (…) “De Aragua a las orillas un distrito que me tribute fáciles manjares, do vecino a mis rústicos hogares entre peñascos corra un arroyito. Para acogerme en el calor estivo que tenga una arboleda también quiero, do crezca junto al sauce el coco altivo.” (A.Bello, “MIS DESEOS”. En: Poesías. Caracas, 1981. p. 7) Puede decirse lo mismo de su pequeña composición en romance octosilábico rotulada “A UN SAMÁN”. A este gigante de la flora del Continente verde, de “las regiones esquinocciales” humboldtianas, Bello lo inmortaliza al insertarlo por primera vez en el lenguaje de la ódica del Nuevo Mundo. Emblematiza este inmenso Pithecellobium samán (Leguiminosae Mimosaceae) con su colosal fronda las planicies cálidas del occidente del País, hoy árbol de las simbología institucional del estado Aragua. (…) “Extiende, samán tus ramas sin temor al hado fiero, y que tu sombra amigable al caminante proteja.” (A.Bello, “A UN SAMÁN”. En: Poesías. Caracas, 1981. p. 32). “Al salir del pueblo de Turmero, a una legua de distancia, se descubre un objeto que se presenta en el horizonte… No es una colina ni un grupo de árboles muy juntos, sino un solo árbol, el famoso Samán de Güeré, conocido en toda la provincia por la enorme extensión de sus ramas que forman una copa hemisférica de 576 pies de circunsferencia. El Samán una vistosa especie de Mimosa, cuyos brazos tortuosos se dividen por bifurcación. Su follaje tenue y delicado se destaca agradablemente sobre el azul del cielo. Largo tiempo nos detuvimos debajo de esa bóveda vegetal”… (Alejandro de Humboldt, Viaje a las regiones equinocciales del Nuevo Continente. Caracas, Monte Ávila Editores, 1985. t. III, p. 87). Viajó Bello a Londres en 1810 en una misión diplomática, junto con Bolivar, relacionada con el proyecto independentista de los venezolanos. Nunca más a su País retornaria. ¿Se conocieron Bello y Humboldt en el breve ínterin de este último en Caracas? Sólo hay conjeturas al respecto sin apoyo historiográfico, más en la historia posible ello ha debido suceder. La expedición organizada por el naturalista, geólogo, botánico, astrónomo Alejandro de Humboldt (Berlín: 1769-1859) y el médico, botánico Aimé Bonpland (La Rochelle, Francia, 1773 – Uruguay, 1858) llegó al puerto de Cumaná en la desembocadura del río Manzanares el 16 de julio de 1799: Emprendian, pues, desde Venezuela estos dos grandes varones de la ciencia la primera gran exploración por el conocimiento riguroso de la naturaleza del Nuevo Mundo, con su posterior corolario de la honda repercusiónen la transformación de la mineralogía, geografía, geodesia, astronomía, zoología, botánica, cosmología, entre otras. Así describe Humboldt su profunda emoción al contemplar por primera vez el verdor del Nuevo Continente. “Habiamos llegado al fondeadero, frente a la embocadura del río Manzanares, el 16 de julio, al despuntar el día más no pudimos desembarcar sino muy tarde de la mañana, porque estábamos obligados a aguardar la visita de los oficiales del puerto. Se fijaban nuestras miradas en los grupos de cocoteros que ribeteaban la costa, cuyos troncos de más de sesenta pies de altura dominaban del paisaje. La planicie estaba cubierta de conjuntos de Casias, Cápparis y de esas mimosas arborescentes que, semejantes al pino de Italia, extienden sus brazos en forma de quitasol. Las hojas pinadas de la palmeras se destacaban sobre el azul del cielo cuya pureza ningún vestigio de vapores enturbiaba. Subía el Sol rápidamente hacia el zenit. Difundíase una luz deslumbradora por el aire, por colinas blanquecinas tapizadas de Nopales cilíndircos, y por un mar siempre sosegado, cuyas riberas están pobladas de alcatraces, de garzas, flamencos. Lo brillante del día, el vigor de los colores vegetales, la forma de las plantas, el variado plumaje de las aves, todo anunciaba el carácter prominente de la naturaleza en las regiones ecuatoriales.” (A. de Humboldt, op. cit, t. I. p. 377). El 21 de noviembre de ese año, “por la tarde”, arribarían a Caracas donde permanecerían escasos dos meses. “Dos meses pasé en Caracas. Habitábamos el Sr. Bonpland y yo en una casa grande casi aislada, en la parte más elevada de la ciudad. Desde lo alto de una galería podíamos divisar a un tiempo la cúspide de la Silla, la cresta dentada de Galipán y el risueño valle del Guaire, cuyo rico cultivo contrasta con al sombría cortina de las montañas en derrador. Era la estación de la sequía.” (A.De Humboldt, Op. Cit; t. II, p. 329). La ruta de Humboldt-Bonpland por el territorio de la Provincia de Venezuela fue la siguiente: De Caracas a los Valles del Tuy, Valles de Aragua: La Victoria, Turmero, Maracay, Valencia, Las Trincheras (aguas termales), Puerto Cabello; enrumban hacia los Llanos Centrales: Calabozo, Apure (San Fernando), conectan por el río al Orinoco (abril de 1800): San Carlos de Río Negro, Caño Casiquiare, Descendieron por el Orinoco hasta Angostura (hoy Ciudad Bolívar), tomaron luego el camino llanero para El Pao hasta Barcelona, de allí otra vez a Cumaná. Desde este puerto se embarcaron rumbo a la Habana. “Habíamos pasado 16 meses en estas costas y en el interior de Venezuela. (…) Nos separamos de nuestros amigos de Cumaná el 16 de noviembre (de 1800)… La noche era fresca y deliciosa. Y no fue sin emoción que vimos por última vez el disco de la Luna iluminar la copa de los cocoteros que rodean las riberas del Manzanares.” Dejó Humboldt en su largo recorrido de dieciseis meses (16-VII-1799 al 16-XI-1800) por el territorio venezolano fehacientes descripciones de la agricultura en ese momento de la historia, expuso con detalle los cultivos originarios: el maíz, la yuca, la papa, el cocotero, el cacao, la lechosa, las sapotáceas, las anonanéceas, la piña, la guayaba, junto a tantas otras. De las plantas exóticas, traídas por los europeos, destacó el cafeto, la caña de azúcar, algunos frutales (manzanas, duraznos, naranjas), en fin. Señales de estos plantas sativas reveladas por el cientifico alemán renacerían después en los versos de Andrés Bello. Revela Humboldt en su maravillosa aventura intelectual, científica, rotulada Viaje a las regiones equinocciales del Nuevo Continente, por primera vez a los hispanoamericanos el esplendor, la realidad, la riqueza, la belleza, la temperie, del a tierra donde habían nacido, habitan, donde luego depositarán sus huesos: el Nuevo Continente. Por eso Bolívar en carta de 1820 define a Humboldt “el descubridor científico del Nuevo Mundo”. El Libro comenzó a editarse primero en francés a partir de 1814, ese mismo año se inicia la versión inglesa, impresa en Londres. Esta última fue la leída por Bello durante su larga permanencia en la capital de Inglaterra. Significó este acontecimiento el encuentro existencial definitiva entre el gran poeta y el gran naturalista. Desde la brumosa lejania de Inglaterra a Bello se le reveló con dicho hallazgo la majestad natural del Nuevo Mundo intelectualmente iluminado por la intligencia y la cientificidad de Humboldt. Sólo así pudo Bello componer sus dos formidables poemas novomundanos, “ALOCUCIÓN A LA POESÍA” (1823), “LA AGRICULTURA DE LA ZONA TÓRRIDA (1826). Dos largas silvas donde por primera vez se invita a amar, cuidar, entar el espacio natural – su flora, su fauna, sus ríos, su aire, su luz, su tierra, sus mares- de la llamada por Humboldt con sorprendente precisión geodésica “la zona tórrida”, la comprendida entre el Trópico de Cáncer del hemisferio boreal, el Trópico de Capricornio del hermisferio austral, dividida por el círculo máximo del Ecuador, pero sólo el ámbito circunscrito al Nuevo Mundo. Para los lectores de: Azul Ambientalistas se copian apenas los primeros cincuenta versos de su poema. LA AGRICULTURA DE LA ZONA TÓRRIDA ¡Salve, fecunda zona, que al Sol enamorado circunscribes el vago curso, y cuanto ser se anima en cada vario clima, acariciada de su luz, concibes! Tú tejes al verano su guirnalda de granadas espigas; tú la uva das a la hirviente cuba; no de purpúrea fruta, o roja o gualda, a tus florestas bellas falta matiz alguno; y bebe en ellas aroma mil en viento; y greyes van sin cuento paciendo tu verdura, desde el Llano que tiene por lindero el horizonte, hasta el erguido monte, de inaccesible nieve siempre cano. Tú das la caña hermosa, de do la miel se acendra, por quien desdeña el mundo los panales; tú en urnas de coral cuajas la almendra que en la espumante jícara rebosa; bulle carmín viviente en tus nopales, que afrenta fuera al murice de Tiro; y de tu añil la tinta generosa émula es de la lumbre del zafiro. El vino es tuyo, que la herida agave para los hijos vierte del Anahuac feliz; y la hoja es tuya, que, cuando de süave humo en espiras vagorosas huya solazará el fastidio al ocio inerte. (…) Para tus hijos la procera palma su vario feudo cría, y el ananás sazona su ambrosía; su blanco pan la yuca; sus rubias pomas la patata educa; y el algodón despliega el aura leve las rosas de oro y el vellón de nieve. Tendida para ti la fresca parcha En enramadas de verdor lozano cuelga de sus sarmientos trepadores nectáreos globos y franjadas flroes; y para ti el máiz, jefe altanero de la espigada tribu, hincha su grano; y para ti el banano desmaya al peso de su dulce carga; el banano, primero de cuantos concedió bellos presentes Providencia a las gentes del ecuador feliz con mano larga.” (…) (A. Bello, “LA AGRICULTURA DE LA ZONA TÓRRIDA”. En: Poesías. Caracas, 1981. pp 65-69). Lubio Cardozo, ecopoeta venezolano