Powered By Blogger

domingo, 2 de marzo de 2014

Maracaibo epicentro de una tragedia ambiental

Dices que manifiestas por un mundo mejor, pero talas en la ciudad más de 500 árboles, solo en una semana, para usarlos como barricadas y así hacerte sentir. Además por las redes te vanaglorias por tu habilidad con la motosierra y hasta pides que te llamen patriota.
Expresas que lo haces por defender el derecho a la vida y matas escondido en la soledad de la noche a perros y gatos en condición de calle y luego los colocas en las brasas de las incendiarias barricadas. Eres muy regionalista, te gusta decir siempre que Maracaibo es la sucursal del cielo, pero igual no te importo destruir también las plazas de la ciudad, sus parques infantiles, sus esculturas, sus semáforos, sus postes de luz, sus aceras e intoxicas sus aires con los cientos de cauchos que has quemado todos los días durante la protesta.
Cuando dices que amas a Maracaibo, nos das miedo!!
Arboles patrimoniales, con más de cuatro décadas dando oxigeno y sombra ya no existen. Cujíes, Jabillos, Jacures, Bucares, Mangos, Nim y Palmas, entre otras especies que le costaron a la ciudad mucho esfuerzo para verlos crecer. Ceibas centenarias pasaron a ser también parte de las barricadas.
Valiente forma de protestar dispersando y quemando en las vias principales diariamente 1500 toneladas de basura y por eso es que no permites que lleguen a su destino final.
SOS SOS SOS, asi justificas llenarnos de grafiti las paredes y de escombros las vias de la ciudad. Si, eres esa victima que pide auxilio victimizando a Maracaibo.
Para desconsuelo de estos depredadores urbanos y sus cómplices, la ciudad si tiene quien la quiera, sin golpes de pecho y sin mucha poesía. Ahora nos toca salir a defenderla y a recuperarla.

domingo, 9 de febrero de 2014

Testimonianza poetica di Omar Khayyam dove oggi solo rimane il diserto

Omar Khayyam è forse il più importante poeta del Medio Oriente, ha dimostrato la sua grandezza sulla pietra di paragone della storia: la sua poesia è sopravvissuta a un migliaio di anni ed è stata tradotta in tutte le lingue occidentali. Nato in Persia, ora Iran, nella città di Nisharpur (1040-1123 a.c.). Notevole matematico e astronomo del suo tempo, ma la sua migliore forza dello spirito la versò nella poesia nelle sue famose quartine, raccolte queste nel suo libro Rubàiyàt.
Molti orizzonti artistici ed esistenziali si incrociano nel Rubàiyàt: su un linguaggio nuovo per l’epoca –”la selvaggia chiarezza dei suoi versi” ha scritto una volta Harold Lamb, uno dei suoi biografi moderni– dove identificava poesia e libertà, ha utilizzato il ludismo espressivo veicolo del suo coraggio, in uno stile spensierato ed irriverente, Omar Khayyam rivelarà volontariamente al mondo le sfumature drammatiche della società persiana d’allora, ma senza permettere di essere sopraffatto da ciò, cantò di modo meraviglioso alla celebrazione della vita, all’amore, alle donne, al vino, in fine. Ora, anche se non intenzionalmente “ex profeso” lasciarà nei suoi versi la testimonianza del bellissimo e robusto ambiente vegetale della Persia di quei lontani secoli.
Sono passati mille anni da quando si hanno fatto conoscere le quartine di Khayyam. Oggi il paesaggio del Medio Oriente è dominato dall’arido, il deserto. Non appare mai nei versi del Bardo di Nishapur il deserto, al contrario, l’esuberanza della fitta vegetazione viene esalta. Se l’opera letteraria sostenuta sulla spontaneità e la franchezza non nega mai il suo paesaggio, quindi non avrà nessun dubbio sulla legittimità del contesto della sua poesia. Emerge costantemente nei suoi versi il vasto verde della sua amata comarca.
“Risplende la luna di Rabadán. / Bagnerà di luce al sole, mattina, una città silente./ Dormiranno i vini nelle caraffe e le giovani donzelle all’ombra dei boschi “.
Attraversano in modo rivelatore il suo linguaggio poetico i fiori: narcisi, eglantine, tulipani, giacinti, viole, rose. Inteneriscono la lettura della sua poesia frasi come “campo fiorito”, “prato verde”, “rosso tulipano di primavera.” Ci sono con molta frequenza le sue emotive espressioni erotiche, voci quali giardini, boschi, ruscelli, usignoli, rodedal, farfalle, fronde, giungle, ed in fine un vera policromia selvatica.
“Figura in questo mondo un giardino di rose. Farfalle le sue visitatrici. / I nostri musicisti i giubilanti uccelli.
… Quando ne rose ne fronde ci siano rivelarano le stelle il mio giardino di rose e i tuoi ciuffi la mia giungla “.
Attraversò, in modo indiscutibile, con una chiara coerenza della percezione, lo epocale il suo corpus lirico, le sue ballate, con esso il paesaggio della sua amata terra dove prevaleva, sulla sabbia marrone di oggi, una volta piante, foreste, lo selvatico. Proprio a quel vigore vegetale si è dovuta laelevata luminosità e la serenità delle composizioni liriche di Rubàiyàt… Rimane agli ambientalisti ed ecologisti rispondere alla seguente domanda: Che cosa è successo con tanto verde? Oppure, parodiando al fondatore della poesia spagnola, Jorge Manrique (XV secolo a.c.), prestiamo a lui le sue parole e il ritmo della sua poesia per dire … / che sono stati, se non spruzzi/ dei prati?”
Chiudiamo questo scritto con una quartina di Omar Khayyam, “«Lozanea» il volto delle rose la brezza primaverile, accarezza la mia ben amata nell’ombra «azulada» del giardino. / Nella ventura di questo momento godo, la irresistibile dolcezza del presente”.
Attualmente Iran ha una superficie di 1.648.000 km2, con il 70% del suo territorio, desertico o semidesertico.
Lenin Cardozo, ambientalista venezuelano | ANCA24 – Lubio Cardozo, ecopoeta venezuelano | ANCA24 – Hugo E. Méndez U., giornalista ambientalista venezuelano | ANCA24 Italia