martes, 19 de agosto de 2014

Abbiamo iniziato la piantagione di alberi sulle rive del Fiume Apón

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Sotto l’ombra di imponenti Laras o Samanes si svolsero la prima giornata del rimboschimento del fiume Apón, con la piantagione di 1000 alberi di frutte e forestali come il Jabillo, Caro Caro, Algarrobo, Quercia, Apamate, Mogano Criolla, Moringa, Anona, Mango, Araguaney, Flamboyán e Camoruco.


Questa iniziativa nasce da una proposta seria del gruppo ambientalista I Guardiani del Fiume Apón, e che hanno potuto far partecipare attivamente ad altre persone, avendo oggi il supporto istituzionale del Ministero dell’Ambiente, Missione Albero, Governo Bolivariano di Zulia, e il sostegno della comunità perijanera impegnata nella difesa di questo importante fiume.


Il fiume Apón sorge nel Cerro Pintado, nella Sierra di Perijá, e scorre 150 km prima di sfociare nel Lago di Maracaibo. Raccontano che una volta era profondo e potente, e che ai suoi porti arrivavano “bongos ”, con merci. Gran parte della vita sociale e commerciale di Machiques era associata a Lui.


Questo bastione naturale della Sierra di Perijá, datore di acqua dolce nella regione, sin dalla fine degli anni ’50 comincia, oggi, a sperimentare le devastazioni dell’attività agricola e di allevamento; più recentemente, le sue acque sono state diminuite dagli effetti di disboscamento indiscriminato e di estrazione illegale di pietre e sabbia da imprenditori privati che hanno deviato il suo corso e causato danni lungo 4 km.


Le attività ecocida contro il Fiume Apón hanno risvegliato l’indignazione collettiva che si è trasformata in azione concrete e che ha permesso di cominciare il recupero e il rimboschimento della zona sotto lo slogan “Guardiani del Fiume Apón Siamo Tutti. Pianta 1.000 alberi per la vita”.


Román Carrillo, coordinatore del collettivo di guardiani, ha descritto l’occasione come “una grande festa per Machiques, perché stiamo appropriandoci del Quinto Obiettivo del Piano della Patria per la conservazione della vita. Questa lotta è iniziata con 9 persone contro un mostro capitalista che ha prodotto la loro ricchezza a spese del fiume; siamo ora 130.000 persone, perché tutti gli abitanti di Machiques di Perijá siamo impegnati a difendere il Fiume Apón”.


A nome del Governo Regionale e il Ministero dell’Ambiente, Lenín Cardozo ha espresso la miglior predisposizione perche queste iniziative siano permanenti nel tempo. Egli ha sottolineato la perseveranza dei Guardiani per farsi ascoltare. Egli ha detto che “un albero è una vita e un fiume è un grande ecosistema, ma per gli altri sono solo la possibilità per fare affari”.


L’Autorità Ambientale nella regione ha osservato che dalla denuncia ci si sta muovendo alla azione. “Andiamo, con tutte le forze, ad approfondire questo e chiederemo i conti a tutti gli ecocide, che protetti dai forti e potenti, hanno causato danni all’ambiente. Non daremo tregua, è un atto di sovranità quello che stiamo facendo oggi in Machiques di Perijá”. Cardozo ha detto che la deforestazione, rampante per decenni, ha causato che il Zulia stia vivendo una siccità storica e i serbatoi della regione siano esauriti, che affliggendo a milioni di Zuliani.


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Le palafitte, le case ecologiche più antica del Continente Americano

 
Da studi antropologici le prime case si trovano nell’epoca mesoindia, che copre il periodo tra il 5.000 e il 1.000 a.c.

Ciò è possibile dirlo, perché in quel momento si verifica un cambiamento nelle condizioni di  vita di coloro che vivono sul Continente, a seguito dei cambiamenti del clima e la vegetazione che ne hanno condizionato la scomparsa dei grandi mammiferi, che a sua volta ha permesso a queste antiche popolazioni, diventare raccoglitori e pescatori, come testimoniano i resti trovati sulle coste e le isole della regione.


Il tempo di andare a correre o nascondersi dai dinosauri era finito. Tuttavia, la questione della sicurezza è stata sempre presente e ha determinato per  coloro che si trovavano nei pressi di laghi e delle coste, la decisione di costruire le loro case o palafitte sulle acque.


I primi architetti specializzati in questo tipo di costruzione, sono stati gli aborigeni chiamati Añú o paraujanos. Millenariamente hanno abitato la costa nord-occidentale del Venezuela, e le zone lacustri della subregione. Questa cultura  è riconosciuta come gli  originari costruttori dei palafitte.

L’idea iniziale di costruire le sue case è associata con alberi di alto fusto di quei luoghi in cui sono state fatte i principali insediamenti, specificamente chiamati Mangrovia, essendo il Mangrove Rosso (Rhizophora Mangle), con le sue  radici trampolieri che servirono come le prime fondamenta di queste vecchie case, poi si alzarono sulle colonne degli stessi alberi, ma in modo indipendente.
 

Nel presente l’eco-case sono definite come quelle che ottengono condizioni ottimale di abitabilità con il minimo consumo energetico, tenendo conto dell’orientamento della costruzione, la terra e la natura circostante. Devono essere autosufficiente e auto-regolate, con una manutenzione che non dipenda da fonti energetiche locali. In grado di riutilizzare l’acqua piovana. Costruite con materiali non tossici. Essi devono avere zero emissioni, integrazione con il paesaggio, in armonia con l’intorno vivo.

Queste case ecologiche gli Añú già le abitavano dai millenni.


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viernes, 15 de agosto de 2014

Vertice con i coltivatori di Malanga nella Sierra di Perijá

Ci siamo alzati molto presto per salire sulla Sierra di Perijá, si è presunto che ci sarebbero problemi con i gruppi che cercavano di scoraggiare o intimidire la riunione prevista sulla coltivazione della Malanga. Comunque eravamo preparati per ogni evenienza.


 Quando siamo arrivati ​​al luogo convenuto presso la comunità di Los Vivitos, comune Jesús Enrique Lossada, c'erano poche persone in attesa, anche se sapevamo che dalle montagne ci stavamo guardando e contando quanti eravamo nella carovana. Loro avevano camion pieni di persone in luoghi diversi per attaccare e prenderci di “sorpresa”.

Per qualche motivo i camion dell'esercito, che ci hanno accompagnato, sono arrivati in ritardato alcuni minuti e siamo arrivati ​​al sito praticamente da soli. Hanno subito cominciato a scendere a cavalli, asini o camion fino a dove eravamo. Quando c'erano un centinaio di coltivatori di Malanga, sono arrivate una ad una le squadre dell'esercito. Da quel lato della Sierra ci sono circa tremila colombiani sfollati.


 Molti videro l'esercito e non ha voluto avvicinarsi e sono rimasti alcuni centinai di metri in attesa dell'esito della riunione. Abbiamo dato ad altri un’ora più in modo che coloro che venivano da lontano potessero partecipare a lla riunione. 

Con legge in mano abbiamo iniziato a spiegare le disposizioni degli articoli della Costituzione Nazionale. Legge Organica Ambientale, Legge di Acque e Legge Penale dell'Ambiente, sui diritti ambientali, il dovere di proteggere la biodiversità, la salvaguardia degli ecosistemi, la necessità di preservare i suoli e foreste per garantire la sostenibilità del ciclo idrologico, la protezione dei corpi idrici e sull'occupazione illegale di aree naturali protette.  


Inoltre, è stato spiegato come la deforestazione nella Sierra di Perijá ha contribuito alla grave siccità che sta affrontando lo stato di Zulia e poi li abbiamo notificato il divieto della coltivazione di Malanga. 

Li abbiamo fatto sapere loro la portata della Risoluzione emesso dal Ministero dell'Ambiente che vieta la semina della Malanga nel nostro unico grande polmone verde dello Stato e che fino ad oggi loro hanno causato la perdita di oltre 2.000 ettari nei pressi del serbatoio Tres Ríos, dove gli incendi si verificano ogni giorno in tutta la montagna, nel processo di liquidazione dei suoli per estendere la coltivazione. 
  


È stato ribadito che non abbiamo l'acqua in Zulia, questo è un risultato diretto della deforestazione, e perciò siamo impegnati a combattere i reati ambientali.

Inoltre è stato precisato che le azioni per affrontare gli oltraggi alla natura sarebbero permanenti e coinvolgeranno pattuglie aeree, terrestre, la confisca delle produzioni e gli arresti di chi commettono reati ambientali. È stato affermato durante l'incontro che i certificati di mobilitazione per il trasporto della produzione vengono sospesi, in modo che si fermarà a quelli che trasportino la Malanga nel territorio di Zulia. 

Nella Sierra di Perijá, essendo un Parco Nazionale, non possono essere stimolate le colture su larga scala, come è accaduto con la Malanga la cui semina è aumentata negli ultimi anni, in risposta alle esigenze delle imprese transnazionali dedicati alla rubrica di fast food. La Sierra era quasi un terminale di autotrasporti pesante, dove quotidianamente file di camion partono dalla Sierra verso i centri di raccolta per poi essere trasferiti all'estero. 

 

L'Agenda Verde, che viene condotta dal Governatore Francisco Arias Cárdenas, vieta la deforestazione, gli incendi, le potature severe e la caccia sportiva nello stato, accoppiato con un piano di piantagione di alberi che si porta a avanti nell'ambito della gestione ambientale condivisa con il Ministero dell'Ambiente. In questo contesto, è stato proposto agli attuali coltivatori della Malanga di organizzare la conformazione di vvivai per fornire di alberi necessari per riforestare le aree che sono state violate da queste azioni ecocide. 

Questo incontro con i coltivatori della Malanga è sucesso dopo 5 marce effettuate in vari comuni vicini alla Sierra di Perijá per sensibilizzare l'opinione pubblica circa le gravi conseguenze della deforestazione e semina della Malanga. 


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jueves, 14 de agosto de 2014

La preghiera ha portato la pioggia durante marcia ambientalista nella città di Concepción, Comune Jesús Enrique Lossada


 
Un corteo colorato ed entusiasta caratterizzato da espressioni sincere di fede ha stupito ai passanti della Concepción il giovedi pomeriggio. Parte della Avenida Bolívar fu percorsa da ambientalisti, studenti, insegnanti, organizzazioni comunali e membri di congregazioni cristiane, accompagnati dalla Banda Show Jesús Enrique Lossada.


Così è stata la quinta mobilitazione fatta in Zulia per esigere la cessazione della deforestazione nei bacini superiori e medio della regione e un avvertimento circa la necessità di difendere la Sierra di Perijá, violata dalla coltivazione diffusa del taro o Malanga, che ha distrutto più di 2000 ettari della nostra riserva forestale, contribuendo al panorama di siccità che attualmente soffriamo i  Zuliani.


Una preghiera per il ritorno delle piogge perche i nostri serbatoi possano recuperaresi ha segnato l'inizio e la fine della camminata. Il grido dei pastori delle principali chiese cristiane della città, dei parrocchiani e di tutti coloro che desideravano partecipare, ha avuto pronta risposta: arrivando in piazza Jesús Enrique Lossada, dove la marcia culminerà, si sono sentite le prime gocce che presto si sono trasformate in una pioggia torrenziale che a bagnato a tutti i presenti, che si sono dichiarati in vigilia per intercedere davanti a Dio per la regione di Zulia, i loro bacini e i serbatoi.


Elogiamo l'atto di fede condotto dai lossadeños propizio per ricordare che i fiumi e le sorgenti della Sierra di Perijá sono asciutti a causa della perdita delle foreste, colpendo ai bacini che forniscono d’acqua alle persone di Jesús Enrique Lossada, Maracaibo, San Francisco, Almirante Padilla, Mara e Miranda.


Le transnazionali finirono con i nostri alberi e da alcuni anni hanno acceleratore la deforestazione, stimolando la piantumazione di un tubero conosciuto come Malanga, che richiede la deforestazione della zona in cui saranno coltivati e che fanno diventare i suoli inutilizzabile in modo permanente.


La Malanga, piantata dai colombiani sfollati e alcune comunità indigene che popolano la Sierra di Perijá, è commercializzata da queste società straniere che acquistano i prodotti a prezzi di gallina magra, per poi venderli come patatine fritte o "chips".


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miércoles, 13 de agosto de 2014

Gli ambientalisti del Zulia scendono in piazza per attirare l’attenzione sulla deforestazione e la siccità


I gruppi ambientalisti dei comuni della Costa Orientale del Lago, Machiques di Perijá e Jesús Enrique Lossada, svilupperanno attività di strada in difesa dei bacini idrografici statali, colpiti dalla deforestazione, che ha portato come conseguenza il declino allarmante nei livelli dei bacini idrici, i cui effetti già cominciano a farsi sentire in tutta la regione di Zulia.


La siccità e le alte temperature che soffriamo sono una diretta conseguenza della progressiva distruzione delle foreste nello stato. "[...] nella regione le cifre del danno ambientale sono così alte che solo il 6% della massa forestale originale rimane ancora intatta. Dove erano boschi e foreste oggi ci sono enclavi di allevamento, coltivo di banane, le colture di Palme Africane e di Malanga; sono palpabile gli effetti del conuquismo dei colombiani sfollati nella Sierra di Perijá che impunemente bruciano e distruggono gli ecosistemi.oltre alla deforestazione per il uso illegale del legno" assicura Lenin Cardozo, Autorita Unica del Ministero del Potere Popolare dell’Ambiente del Zulia.

I serbatoi Tulé, Manuelote, Tres Ríos, Burro Negro e Machango hanno subito l'impatto da pratiche ecocida avvenute nelle sorgenti dei fiumi che li versano le loro acque. Caso emblematico della Malanga, la cultura predatrice che si è diffusa nella Sierra di Perijá e in alcune zone della Costa Orientale del Lago, con lo scopo di produrre materie prime a buon prezzo per le imprese transnazionali operanti nel settore delle patatine fritte e altri voci del "fast food", violando flagrantemente la nostra sovranità e lasciando sfortunate ripercussioni ambientali.


Il Ministero del Potere Popolare per l'Ambiente ha recentemente emesso una risoluzione che vieta la coltivazione della Malanga nei bacini alti e medi della Sierra di Perijá; altrettanto ha avanzato il Governo Regionale nel richiedere, davanti al Consiglio Legislativo, che il divieto si applichi all'intero territorio di Zulia e che sia incorporato nella Legge per la Conservazione e l'Uso Razionale delle Risorse Idriche dello Stato Zulia.


Nel frattempo le organizzazioni e le associazioni ambientaliste ed ecologisti sviluppano azioni di sensibilizzazione contro la deforestazione e coloro che incorrono in tali azioni ecocide, che purtroppo incidono nella vita di tutte le specie, compreso l'uomo. L'invito è a tutte le istituzioni, l’associazioni ambientaliste e comunitarie ad unirsi a queste azioni, convocando e partecipando nella difesa dei bacini idrografici e la conservazione dell'acqua come risorsa vitale, ed inoltre chiedendo la cessazione definitiva della deforestazione e coltivazione di Malanga in tutto lo stato di Zulia.


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martes, 12 de agosto de 2014

Ogni goccia conta


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Nell’inteso che la gestione ambientale è condivisa, gli ambientalisti sono andati a diverse comunità nella città di Maracaibo in compagnia dei rappresentanti entusiasti del Governo Regionale, Ministero dell’Ambiente e l’idrologica del Zulia “Hidrolago”, Sono andati casa per casa per effettuare la campagna “Ogni goccia conta” con la finalità di fornire ai cittadini una spiegazione sulla siccità che soffre la regione, la situazione dei serbatoi e le misure da adottare per gestire in modo efficiente l’acqua .
 


La campagna “Ogni goccia conta” prevede anche l’approccio dei comuni di San Francisco, Mara, Almirante Padilla, Miranda e Jesú E. Lossada, che sono i più colpiti da questi disturbi del cambiamento climatico che sono presenti nella regione, una conseguenza immediata della deforestazione che per decenni è stata sviluppata in aree adiacenti bacini idrografici.


Lo Zulia è la regione del Venezuela che accusa la maggior siccità prolungata negli ultimi 60 anni, riducendo notevolmente il volume dei suoi serbatoi e costringendo a prendere misure di razionamento dell’acqua nei comuni che ricevono l’acqua da grande dighe come Tulé, Manuelote e Tres Ríos.
 


La campagna “Ogni goccia conta” mira a sviluppare una cultura di risparmio, visto che gran parte dell’acqua proveniente dai serbatoi rimane sulla strada dovuto alle connessioni illegali, ma anche ad una grossa quantità di acqua che viene sprecata nei bagni, docce, lavastoviglie, lavaggio di veicoli o marciapiedi. Non c’è una giusta valutazione dell’acqua ed il suo uso razionale. Con ogni goccia che risparmiamo, noi staremo permettendo che altre famiglie possano ricevere il liquido vitale.
 


La campagna “Ogni goccia conta” con i loro Guardiani di acqua apre la strada ad una nuova cultura di risparmio della nostra risorsa vitale e ci fa entrare nella modernizzazione del pensiero e l’azione dello Stato.


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domingo, 10 de agosto de 2014

Comenzamos arborizacion de las riberas del Rio Apón

Bajo la sombra de imponentes Laras o Samanes se llevó a cabo la primera jornada de forestación de la cuenca del Río Apón, con la plantación de 1.000 árboles frutales y forestales como Jabillo, Caro Caro, Algarrobo, Roble, Apamate, Caoba Criolla, Moringa, Guanábana, Mango,  Araguaney, Flamboyán y Camoruco. 
Esta iniciativa surge de una seria propuesta del colectivo ambientalista Guardianes del Río Apón, logrando sumar voluntades por lo cual hoy cuenta con el acompañamiento institucional del Ministerio del Ambiente, Misión Árbol, Gobernación Bolivariana del Zulia, así como el respaldo de la comunidad perijanera comprometida con la defensa de este importante río.

El Río Apón nace en el Cerro Pintado, en la Sierra de Perijá, y recorre 150 kilómetros hasta desembocar en el Lago de Maracaibo. Cuentan que en otrora fue profundo y caudaloso, y que a sus puertos arribaban bongos con mercaderías. Buena parte de la vida social y comercial de Machiques estaba asociada a él.
  Este baluarte natural de la Sierra de Perijá, dador de agua dulce a la región, desde finales de los años 50 comienza a experimentar los embates de la actividad agropecuaria; más recientemente sus aguas se han visto disminuidas por efectos de la tala indiscriminada y la extracción ilegal de piedra y arena por parte de empresarios privados que han desviado su curso  y provocado daños a lo largo de 4 kilómetros.


 

Las actividades ecocidas en contra del Río Apón han despertado la indignación colectiva la cual transformada en acciones concretas ha permitido iniciar la recuperación y reforestación  de la zona bajo la consigna “Guardianes del río Apón Somos Todos. Plantemos 1.000 árboles para la vida”.



Román Carrillo, coordinador del colectivo de guardianes, calificó la ocasión como “una gran fiesta para Machiques, porque estamos apropiándonos del Quinto Objetivo del Plan de la Patria para la preservación de la vida. Esta lucha la comenzamos 9 personas frente a un monstruo capitalista que producía sus riquezas a expensas del río; ahora somos 130.000 personas, porque todos los habitantes del municipio Machiques de Perijá estamos comprometidos con la defensa del Río Apón”.
En nombre del Gobierno Regional y el Ministerio del Ambiente, Lenín Cardozo expresó la mejor disposición para que estas iniciativas sean permanentes en el tiempo. Destacó la perseverancia de los Guardianes para hacerse escuchar. Precisó que “un árbol es una vida y un río es un gran ecosistema, pero para otros son únicamente la posibilidad de hacer negocios”.

La Autoridad Ambiental en la región señaló que de la denuncia se está pasando a la acción. “Vamos con todos los hierros a profundizar esto y pediremos cuentas a todos los ecocidas que amparados en sus relaciones han ocasionado daños al ambiente. No les daremos tregua ni cuartel, se trata de un acto de soberanía lo que hoy estamos haciendo en Machiques de Perijá”.  Cardozo recordó que la deforestación, galopante durante décadas, ha provocado que el Zulia esté viviendo una sequía histórica y que los embalses de la región se encuentren agotados, afectando a millones de zulianos.

Fanny Reyes / Lenin Cardozo