domingo, 26 de febrero de 2012
Venezuela: “Un Avatar” convertido en Parque Comunal
La Estación Biológica “Pueblos de Agua” ha creado con el respaldo del Consejo Comunal Capitán Chico del pueblo de Santa Rosa de Agua, ubicado en la ciudad de Maracaibo del Estado Zulia, el primer Parque Comunal de manglar denominado “Tierra de Sueños”.
130 hectáreas de bosque de costa, acompañados de extensos humedales hacen el hábitat de una inmensa biodiversidad, que desde hoy pasan a ser el espacio verde y azul, que contara con la protección decidida de Investigadores, ambientalistas, biólogos, canta autores, artistas, pescadores, habitantes de la comunidad santarosarense, para así, defender mancomunadamente este hermoso bosque de manglar.
Dentro de este “Avatar” natural, se diseño un Sendero de Interpretación para el estudio del manglar rojo. 1,5 kilómetros por túneles de árboles de manglar de hasta 40 metros de altura y caminos que bordean parte de la costa del Lago de Maracaibo. Donde en una de las paradas de este Sendero, denominada Campamento Ecológico Antonio Moran “Titay”, fue el mirador de las tropelías del pirata Henry Morgan en el siglo XVII y en el siglo XIX, de la Batalla Naval de Maracaibo, que selló definitivamente la independencia de Venezuela.
Otro icono de este espectacular parque de manglar es que desde su inicio ya tiene su Guardaparque, un pescador lugareño de nombre Deglys Almarza, de origen indígena, habitante de la Isla de Toas, en la boca del Golfo de Venezuela, quien por mas de tres décadas ha sido su más ferviente defensor.
Desde este paradisiaco bosque, el realismo mágico del escritor García Márquez cobra vigencia y seguro estamos que el director de cine James Cameron para sus nuevas películas de Avatar, aun tiene mucho que aprender.
Este santuario de la flora y fauna, llamado Parque Comunal “Tierra de Sueños”, se convierte así, en el gran tesoro científico, recreacional y cultural de la comunidad aborigen “Añu”, los llamados pueblos de agua, los paraujanos y sus 26 pueblos palafíticos (construyen sus casas sobre estacas en el lago, imitando las raíces del manglar rojo) que habitan en la Cuenca del Lago de Maracaibo.
sábado, 18 de febrero de 2012
The Emeralds children from Colombia
Around 10,000 children aged from 10 to 15 years old are working with shovels and sieves the leftovers and debris of stones and mud from the emeralds mines in Muzo municipality, 90 kilometers north of Bogota, Colombia.
The work is to find tiny emeralds or dust from them escaped from the filter of the mine. They are deep green stones, considered by gemologists as the highest quality in the world. They also use the children to chop on very narrow tunnels.
Life in that town revolves around the exploitation of emerald mining and for that community “each one practices the mining where they want without relying on the community,” “everyone works on their own without relying on other families or associate with them.”
And of course, the parents themselves induce their children, even minors to the task of extracting the emerald. Thereby becoming, in one of the towns of the country with the highest illiterate population.
The encouragement to school simply does not exist. Likewise, poverty and overcrowding is the common denominator in Muzo municipality (average 10 people per room). Where sexual abuse between siblings or parents to children, is on the agenda.
The exploitation of emeralds requires children a great physical effort and subject to various risks that endanger their physical integrity (when exposed to extreme temperatures, toxic odors or the presence of airborne dust, insect bites and / or animal bites, noises or vibrations permanent) and as the psychological impact, which shows a violation of their human rights as being minors.
In Colombia, children of this mining town, breaks record in respiratory diseases, is the place with the highest number of sick children.
Few opportunities exist for these children. There, those who define their future is the greed, the ignorance, the impunity, the interests and the collective complicity of the Muzo residents.
When we look at an earring, necklace or ring with emeralds, let us try to observe well those pieces , certainly in its most dense part, most intimate of that stone, we will discover the shape of the face of one of those children who remained without a future.
By Lenin Cardozo / Mariana Jaramillo
Crisi alimentare e biocarburanti
Per i scienziati agricoli si sta avvicinando a passo giganteschi la crisi alimentare, denominato "tsunami silenzioso". Secondo Josette Sheeran, Programma Alimentare Mondiale, un organismo delle Nazioni Unite, un'ondata di inflazione dei prezzi degli alimenti si muove per il mondo, lasciando disordini e indebolendo governi nella sua scia. Ciò è confermato dalle statistiche che mostrano che per la prima volta in 30 anni stanno emergendo proteste per il cibo, la mancanza di cibo, simultaneamente in molti luoghi .
Ad esempio, in Bangladesh si hanno intensificato i disordini, la Cina comincia a sentire i rigori di queste carenze, i loro poveri, quelli che vivono con 10 “bolivares” al giorno, stanno tirando fuori i bambini dalla scuola e riduciendo le verdure per poter pagare il riso. Coloro che vivono con 5 “bolivares” al giorno stanno riduciendo la carne e verdure e uno o due pasti, in modo da poter comperare una ciotola di riso. E quelli più bisognosi, che vivono con 2 “bolivares” al giorno affrontano il disastro. In molti luoghi, la scarsità tradizionalmente di cibo significa in questi momenti carestia massiva. Le misure della crisi attuale sono la miseria e la malnutrizione. Le classi medie nei paesi poveri stanno rinunciando all'assistenza sanitaria ed eliminando la carne, per poter mangiare tre pasti al giorno.
Circa un miliardo di persone vivono con redditi non superiori a 5 “bolivares” al giorno. Secondo le stimazioni, se il costo degli alimenti aumenta del 20% (in America Latina e in Africa, questi prezzi sono aumentati molto di più), 100 milioni di persone potrebbero essere costretti a tornare al livello di povertà assoluta. In alcuni paesi, ciò annullarebbe tutto quello che è stato acquisito nella riduzione della povertà negli ultimi dieci anni di crescita. Dato che i mercati alimentari sono agitati, i conflitti civili sono in aumento, la crisi alimentare potrebbe diventare una sfida alla globalizzazione. A questa variabile macroeconomica che noi chiamiamo il cibo, ora deve aggiungere l'impatto della produzione sempre più accelerata di biocarburanti.
Mentre i biocarburanti sono stati pensati come chiave per combattere i cambiamenti climatici, essi (i biocarburanti) sono ottenuti da coltivazioni che a volte sono fondamentale per il sostentamento alimentare dei paesi sottosviluppati. Le coltivi per la produzione di biocarburanti, l´opzione energetica che si fa strada per la fornitura di benzina o gasolio come combustibile, cominciano ad avere una forte opposizione sociale. Le ONG provenienti da diversi paesi produttori di materie prime (semi di soia in Argentina e Brasile, ed olio di palma dall'Indonesia e dalla Malaysia) hanno denunciato le devastazioni della agricoltura industriale e coltivazioni energetiche: la deforestazione, lo spopolamento delle campagne, perdita di biodiversità, inquinamento delle acque, il sovraffollamento nelle città e la fame.
Hanno inoltre avvertito che questi prodotti vegetali necessari da parte dei paesi sviluppati per i suoi automovili, sono vitali per il sostentamento fondamentale e la sua sicurezza alimentare dei paesi in via di sviluppo.
Un rapporto delle Nazioni Unite ha avvertito che la corsa a produrre quantitativi di biocarburanti (dal mais, canna da zucchero, soia o palma) sta causando più deforestazione, la fame e facendo più poveri alle popolazioni rurali. Le Nazioni Unite non si oppone a impianti di carburante, ma teme che questa fonte di energia si sta sviluppando fuori di controllo e senza limiti di tutte le sue conseguenze. Per Jorge Rulli, ricercatore argentino "I biocarburanti si accentuano e aggravano gli attuali disordini di un modello agricolo che ha causato danni sociali e ambientali, così come la povertà in molti paesi", altrettanto spiega come "monoculture hanno provocato spostamenti massicci di popolazione alle città e la contaminazione dei campi.
L'industria agricola impiega a pochi lavoratori, e la disoccupazione rurale alimenta la disoccupazione urbana. Infine Rulli ha detto "trasformaremmo i nostri campi di soia in nuovi campi petroliferi". Nei paesi in cui hanno già cominciato i coltivi per produrre la materia prima per i biocarburanti, si comincia a notare la speculazione della terra; i prezzi sono diventati più costosi e non c’è dove mettere il bestiame, che cominciarono ad occupare le pianure e le sul ciglio della strada. "
Inoltre il suddetto rapporto delle Nazioni Unite indica anche che i coltivi energetici (cereali e canna da zucchero per l'etanolo, e oli di soia o di palma, dedicati a biodiesel) possono causare uno squilibrio nella catena alimentare. Il pericolo è che sianno destinati a questo scopo le terre, le acque e altre risorse a scapito delle merci. La scarsità e l'aumento dei prezzi potrebbe aggravare le condizioni dei poveri. In Messico, l'aumento dei prezzi delle tortillas di mais (l'alimento base della dieta messicana) a causa della deviazione di grano per la produzione di etanolo degli Stati Uniti ha suscitato grande inquietudine.
In Brasile, l'espansione della canna da zucchero per produrre etanolo ha trovato una resistenza inaspettata da parte del governo locale di Rio Verde (città prospera nello stato centrale di Goiás) e le imprese agricole, che hanno deciso di imporre al coltivo di canna da zucchero un limite del 10% dei terreni agricoli del comune. Ciò rappresenta 50.000 ettari, otto volte l'area già occupata dalla canna di zucchero nel comune, per la fornitura di una vecchia distilleria di alcool o etanolo. Per loro questo monocoltivo di canna è "uno tsunami verde che spezza la catena produttiva agro-alimentare" e "provoca tragedie sociali" e ambientali, se non sono controllati.
Inoltre, l'Unione europea, non molto indietro e ha intenzione diimportare grandi quantità di materie prime (palma, soia)provenienti da foreste tropicali, paludi e altri ecosistemi, e denunciare i gruppi ambientali europee. Per loro "I biocarburantisono una minaccia per le foreste", e mettere in guardia dei pericoli che incombono sul Ecuador, Colombia e Brasile. In Indonesia prevede di sviluppare i biocarburanti (legata allapolitica europea) di prevedere moltiplicando per 43 la produzione di olio di palma, che ha distrutto 20 milioni di ettari di foresta tropicale, secondo Veterinari Senza Frontiere.
Da questo spazio, dalle notizie di Channel Azul 24 e da Azul ambientalisti; proponiamo che la soluzione inizia con l'educazione ambientale, l`unica uscita per prendere coscienza e fare del risparmio energetico una proposta di vita. C'è accordo sul fatto che con i biocarburanti ci sono due pericoli eminente. Oltre alle conseguenze negative sulla produzione alimentare nel mondo e l'impatto sugli ecosistemi si stanno creando false aspettative e false speranze tecnologiche. Il pericolo è che si abbassi la guardia sul risparmio energetico e consumo responsabile, che sono le soluzioni chiave di cui abbiamo bisogno per mitigare il cambiamento climatico e avvicinarci ad un società più giusta, più armoniosa con l'ambiente.
Lenin Cardozo / Hugo E. Méndez U. / ANCA24 Italia
jueves, 16 de febrero de 2012
Un cambio de ambiente troncó el destino del gavilán Cari-Care
En el extremo occidental de Venezuela sorprende siempre la belleza del gavilán Cari-Care a los estudiosos de la avifauna: De mediano arte activo, con ojos embriagados de lejanía, amoroso aventurero del aire, certero cazador, marrón oscuro la parte superior de su cabeza, el cuello blanco crema, pecho moteado de franjas rojas y amarillas, el resto de su cuerpo castaño prieto, fuerte su ganchudo pico, garras vigorosas.
Entre el sur del Lago de Maracaibo y los Andes Merideños, en Venezuela, se extiende una enorme llanura, ayer absolutamente selvática, hoy solo la cubren pastizales destinados a la cría de ganado vacuno o enormes siembras de plátanos (banano, cambur). Ayer, sobre aquellos gigantes representantes del bosque tenían sus nidos los gavilanes Cari-Care, hoy estos se apiñan sobre los pocos árboles dejados en pie.
Riegan, los dueños de esas fincas agrarias, sus pastizales o platanales, para mantenerlos en condiciones de producción optimas, con herbicidas, insecticidas, fungicidas, mas estas sustancias también matan a los sapos, las serpientes, las ranas, las lagartijas, los caracoles, las gallináceas silvestres, el alimento natural de los Cari-Cares, debido pues, a la brutal agresión contra su hábitat comenzaron estos hermosos falcónidos a emigrar hacia las tierras altas de los Andes Merideños en busca de rehacer su espacio vital.
Yo soy testigo de ello: Durante mis caminatas matinales por los alrededores de la ciudad de Mérida los veo llegar en escasas bandadas, macilentos, se posan en donde pueden para aliviar su cansancio, se les observa agotados, de mirada triste, medio desplumados.
No resulta corto el trayecto para lograr su futura sobre vivencia: desde El Vigía, capital administrativa de las tierras planas, calidas, del Sur del Lago de Maracaibo, subir hasta Mérida –la urbe- en un automóvil confortable, a una velocidad promedio de 70/90 kph se tarda hora y media su recorrido, ¿cuánto tiempo y energía requiere un gavilán para cruzar el mismo espacio?...
Los campesinos de esta parte alta del estado Mérida laboran la tierra con mejor sentido ecológico. Conservan en lo posible la flora nativa, sus cultivos se orientan en lo fundamental hacia las hortalizas, tubérculos (sobre todo la papa), la poca ganadería reclama necesariamente los procedimientos llamados intensivos: mayor cuidado tecnológico para un mejor aprovechamiento de los pocos espacios. Acá, con todos los contratiempos de la difícil contemporaneidad, el salivan Cari-Care podrá volver a soñar mientras remonta los aires en busca de la casa, a creer de nuevo en la naturaleza, en su verdor sin trampas, sin la muerte oculta, invisible de los plaguicidas.
GAVILAN
Va en paz con su destino el gavilán.
Veloz gallardete del estío
cruza el azul matutino en un festín de libertad.
No necesita la razón para su vida hermosa.
La verde-parda tierra, los sembradíos, los cerros,
alfombra del univoco juego del pequeño cazador imbatible.
No hay escogencias sino poesía del goce su destino,
uno mismo y ser en la gratitud del arco iris,
la única oportunidad.
Gualda garra grito gemido gesta.
Pura fuerza pura.
Puro valor puro.
Pura mirada pura.
Lubio Cardozo, ecopoeta y escritor venezolano.
sábado, 11 de febrero de 2012
Venezuela: Un país petrolero sin cultura ambiental petrolera
Si bien es cierto que nuestro pais soporta su economia sobre la base de la exploracion y explotacion del petroleo y nos hace ver en el mundo como uno de los grandes exportadores, a lo interno, en sus propias areas operacionales todavia nos falta mucho que aprender en lo referente al manejo ambiental de esa labor. Los derrames operacionales sean pequeños o grandes, no pueden seguir siendo avalados por el tecnicismo de ser algo “normal” o propio de esas actividades. Producimos además de la riqueza que genera la comercialización del petróleo y sus derivados, un inmenso daño cada vez mas irreparable a la naturaleza.
Contingencias como la ocurrida en las cercanías de la ciudad de Maturín capital del Estado Monagas, después del derrame de petróleo acontecido en el Golfo de México, en el Continente, pasa a ser el más significativo, por el impacto que ha hecho al principal reservorio de agua dulce de esa región y a su biodiversidad.
Situación crónica y similar es la contaminación que padece el principal estuario de agua dulce de Latinoamérica, el Lago de Maracaibo, estado Zulia, que sufre dentro de sus entrañas el interminable dolor de poseer miles de kilómetros de tuberías corroídas que filtran cientos de micro derrames al día, la cual lo imposibilita a mantener su capacidad auto regeneradora propio de los cuerpos de agua, perturbando considerablemente los tesoros ecológicos asociados a los bosques de costa de esa región.
El derrame ocurrido sobre el Río Guarapiche de Maturín, permitió que un volumen importante de crudo entrara en contacto con sus aguas y los planes de contingencia accionados solo lograron detener con barreras flotantes el petróleo de la superficie, para luego capturar, es si se quiere, una estrategia que solo resuelve una parte muy pequeña del problema, porque organizativa y tecnicamente no alivia los impactos ecológicos ocasionados. Y es ahi, donde desde la perpectiva de los ambientalistas, hacemos el llamado de atencion: existe un gran activo innombrado, en este caso de vidas, de la fauna silvestre, los afectados sin abogados defensores, los no humanos, las verdaderas victimas de estas contingencias ambientales, que no son atendidos.
Como ambientalistas venezolanos, como dolientes sin intereses políticos o de cualquier índole, que no sea la protección de la naturaleza, de su flora y fauna, de la armoniosa relación de los humanos y el resto de la biodiversidad exigimos ser escuchados ante los siguientes planteamientos:
Los principales aliados de la naturaleza son las organizaciones conservacionistas, ecologistas y ambientalistas y ellas deben ser las primeras convocadas ante aquellas contingencias que genere impacto ambiental.
Todos los ciudadanos y ciudadanas que habitan en las áreas sensibles a este tipo de contingencia petrolera, deben estar capacitados para auxiliar a la biodiversidad que se vea afectada por estos derrames. Para ser parte de la solución necesitamos el conocimiento, un adecuado entrenamiento para el rescate de la fauna y flora silvestre y no vetar la voluntad de ayudar por temores comunicacionales o políticos.
Las aves petrolizadas, mamíferos y demás especies, deben ser auxiliadas, atendidas en este tipo de contingencias, así sea una sola vida la que se salve, defender el derecho a la vida es nuestra razón de ser como ambientalistas y a ello nos debemos.
En este territorio todos los venezolanos (humanos y no humanos) tenemos los mismos derechos a ser protegidos.
Suscribirse a:
Entradas (Atom)










































